PORTO TORRES E' forse il frammento di una nuova statua di Ercole o di altra divinità del pantheon romano rappresentata in nudità eroica? La domanda è sorta spontanea quando, nel corso di un intervento preventivo alla costruzione di un'abitazione in via Mazzini, sul Mons Agellus, area necropoli dell'antica Colonia Iulia Turris Libisonis, Daniela Deriu, l'archeologa responsabile sul campo, ha notato fra il materiale di risulta, scarto della demolizione di un precedente edificio, uno strano blocco con fattezze umane inglobato nel cemento. L'archeologa quasi non poteva crederci, ma il suo occhio esperto non s'era sbagliato: quel blocco è parte del bacino di una statua virile giovanile in nudità eroica, la seconda scoperta in uno scavo stratigrafico a Porto Torres dopo l'Ercole rinvenuto nel 2009 in via delle Terme, presso le Terme Maetzke. «E' un reperto interessantissimo perché richiama molto da vicino la scultura portata in luce sette anni fa», rivela Gabriella Gasperetti, responsabile scientifica dell'indagine ed a capo della sede operativa turritana della Soprintendenza. «Pur con la superficie un po' graffiata prosegue Gasperetti il frammento marmoreo è molto simile, sia nella levigazione che per volumetria, all'Ercole di via delle Terme. Sulla gamba sinistra conserva traccia di una protuberanza che, dopo le pulizie ed analisi dei tecnici del Centro di Restauro di Li Punti, si potrà capire se sia parte della clava oppure una cornucopia». Simile ad Ercole ma non necessariamente Ercole: al momento non vi è alcuna certezza possa trattarsi di una seconda statua raffigurante il semidio oppure altra divinità o personaggio. Vari elementi che possono concorrere ad una più facile identificazione possono infatti essere addossati alle sculture. «Il frammento è probabilmente databile alla prima età imperiale ma ad oggi, essendo elemento di riuso in età moderna, nulla si sa sulla sua provenienza, se da un complesso pubblico, ipotesi più verosimile o, qualora ne esistessero a Turris Libisonis, da una domus privata con ricca decorazione scultorea». Il frammento inglobato nel cemento, esempio del disprezzo riservato ai beni archeologici in un passato neppure troppo lontano, non è la sola scoperta nell'area di via Mazzini. La squadra comprendente anche il rilevatore Franco Usai, i tecnici della sede turritana della Soprintendenza con Franco Satta e gli operatori della Ales, ha scavato una sepoltura ad inumazione isolata, databile alla prima età imperiale. «Presenta un corredo molto interessante spiega Gabriella Gasperetti Una volta levate le tegole, accanto ai pochi resti dello scheletro, appartenente ad un giovane uomo di buona corporatura, sono stati riportati in luce una moneta illeggibile e un chiodo in bronzo con funzione apotropaica, ceramiche e un bel bicchiere in vetro che dovrà essere ricomposto al Centro di restauro di Li Punti». È da segnalare la grande correttezza e collaborazione dei proprietari del terreno, da qualche anno in attesa di edificare la loro casa, che in questa occasione era l'ultimo passaggio prima di avere l'area libera per realizzare il progetto si sono messi a disposizione per l'assistenza materiale e finanziaria all'indagine archeologica.