Area archeologica sommersa dalla vegetazione; palazzo preda dell'incuria, dell'umidità e del passare del tempo. Castello Fienga, a Nocera Inferiore, resta quasi a tutti gli effetti il castello dell'oblio - come lo definì negli anni Novanta il giornalista e scrittore Giuseppe Di Florio. L'area archeologica del Parco di Castello Fienga è sempre più trascurata; le storiche mura sono imbrattate da scritte forse anche sbiadite dal tempo. L'area più nuova, quella del Palazzo - se si fa eccezione per la sede data in uso alla Pro Loco di Nocera Inferiore - è quasi del tutto abbandonata. Divisa tra la Provincia di Salerno e il Comune di Nocera Inferiore, la zona più nuova di Palazzo Fienga - sede per anni anche del Patto Territoriale per l'Agro - è un salone con intonaco caduto e umidità sulle pareti, una sala riunioni oramai in disuso, evidentemente oggetto di razzie, con un fitto strato di polvere che copre quello che poteva essere uno dei motivi di vanto di Nocera Inferiore. Il progetto di realizzare un museo archeologico dell'Agro è rimasto solo sulla carta: la struttura che doveva essere adibita a museo fu coinvolta in un incendio e da allora nulla si è più mosso, tant'è che alcuni storici reperti archeologici appartenuti alla famiglia Fienga restano custoditi al Museo di Paestum. Segnalati tra "I luoghi del Cuore" del Fai (Fondo Ambiente Italiano) come tesori che i cittadini amano e vorrebbero salvare, Parco e Castello Fienga di Nocera Inferiore, nonostante l'incuria sia evidente, ogni anno ospitano migliaia di visitatori che fanno tappa su una delle colline più alte dell'Agro per ammirare un pezzo di storia del territorio. Lo confermano il custode della struttura e Matteo Miriano, giovane archeologo, vice presidente dell'associazione "Ridiamo vita al Castello": «Dal 2014 abbiamo accompagnato in visita al Castello almeno un migliaio di persone l'anno. Sono scolaresche ma anche privati; tanti anche gli stranieri». In realtà, da visitare c'è poco: l'area archeologica non è proprio in ottime condizioni, come denunciano gli stessi componenti dell'associazione "Ridiamo vita al Castello" che, proprio per sensibilizzare tutti al rispetto dei beni culturali, hanno organizzato una mostra fotografica (visitabile fino a domani) che mette a confronto il prima e il dopo dell'area archeologica di Parco Fienga: «Vogliamo sensibilizzare tutti circa il rapido e costante degrado della memoria storica. Scongiuriamo la minaccia dell'oblio dei luoghi della nostra memoria attraverso la testimonianza delle immagini e il racconto di più di un millennio di storia» - spiegano i componenti dell'associazione nata con lo scopo di tutelare, sensibilizzare e valorizzare il Castello del Parco. A Castello Fienga, in una delle stanze della Provincia, ha sede anche la Pro Loco di Nocera Inferiore: «Questa stanza ci venne assegnata da Alfonso Andria, allora presidente della Provincia, in segno di riconoscimento per tutto quello che facemmo negli anni Novanta, quando ripulimmo tutto e riportammo attenzione sul Castello, all'epoca totalmente abbandonato», spiega Gino D'Angelo, presidente della Pro Loco, che illustra con orgoglio foto e rassegne stampa dei primi spettacoli teatrali organizzati al Castello e i passi in avanti compiuti nel corso degli anni. Una delle principali attrattive del Parco, specie nei weekend di primavera, resta un trenino a vapore e una piccola linea ferroviaria in miniatura che circumnaviga il perimetro del Castello: «Quel treno è un vero e proprio gioiellino ed è un'idea di un colonnello medico che costruisce macchine a vapore: un progetto unico al momento in Italia», spiega D'Angelo. Castello Fienga negli anni scorsi è stato utilizzato per matrimoni civili; una nuova opportunità che aveva fatto immaginare il rilancio di uno dei luoghi storici dell'Agro. Il Comune di Nocera Inferiore ha di recente approvato un progetto esecutivo per la realizzazione di un primo intervento di ripristino di Palazzo Fienga dell'importo di 200 mila euro. Parco e Castello Fienga dominano incontrastati l'intero Agro nocerino-sarnese e sono sulla sommità di una collina molto particolare: «Mi hanno sempre raccontato che non ci sono luoghi come questa collina in nessuna parte d'Italia - spiega Gino D'Angelo - Qui una volta c'erano cinque conventi: Sant'Andrea, Sant'Antonio, il Convento degli Olivetani, Sant'Anna e un Convento andato poi distrutto. Abbiamo fatto tanto, negli anni, come Pro Loco per scippare questa struttura al degrado. Speriamo che i sacrifici non siano stati vani».