NAPOLI È la corvetta Flora, uno dei gioielli della marina borbonica (lunga 30 metri e larga 8) affondata per ordine dell'ammiraglio Orazio Nelson nel 1799, quella nave sommersa recentemente localizzata nelle acque del porto di Napoli, poco lontano dall'imbarco dei turisti per le isole del Golfo. A riemergere per ora è solo la sua campana di bordo e alcune palle di cannone, reperti affidati alle cure del laboratorio di restauro del Museo archeologico nazionale di Napoli e sottoposti a processo di desalinizzazione. Saranno presto recuperati dai sommozzatori invece i quattro cannoni, lunghi da 1,80 ai 3 metri, che raccontano insieme agli altri relitti la storia di quella che fu la più grandi flotta del Mediterraneo nel 18esimo secolo. Il giorno scelto da Autorità Portuale, Soprintendenza e Comune per annunciare ufficialmente il ritrovamento del relitto e presentare il risultato delle indagini iniziate lo scorso luglio, è più che simbolico: il 23 dicembre del 1798, mentre i francesi assediano Capua, Ferdinando di Borbone fugge dal porto di Napoli verso Palermo dando ordine a Nelson di affondare le navi che non potevano essere armate. Particolare raccontato dall'archeologo Enrico Stanco: per risparmiare, la grande flotta smobilitava nei mesi invernali licenziando l'equipaggio che poi riassumeva in primavera. Difficile fu quindi rintracciare i marinai per una guerra che non fu lampo come si credeva. All'annuncio sui giornali infatti risposero in pochi, perché pochi all'epoca sapevano leggere. E quindi per evitare che fossero utilizzate dal nemico, le navi vennero distrutte. Come la Flora, che poteva imbarcare oltre 100 uomini, con la sua storia che si intreccia a quella della rivoluzione partenopea del 1799. A individuarla sono stati gli archeologi- sommozzatori grazie alle più moderne tecnologie. Per gli studiosi è stata la conferma che le antiche carte, come la pianta del 1828 trovata da Armando Carola del Centro Studi subacquei di Napoli, erano precisissime. A meno di colpi di scena, quando il sale libererà la campana, dove dovrebbe essere inciso, appunto, il nome "Flora". Per i lavori, su un milione di mq di superficie, sono stati investi un milione e 280mila euro nell'ambito del Grande Progetto del Porto. Molto probabilmente la Corvetta ritrovata, che è stata danneggiata negli anni da operazioni di ancoraggio di altre navi, potrebbe restare per sempre nelle acque (oggi interdette all'attracco) tra il molo dell'Immacolatella Vecchia e il Piliero, proprio per l'impossibilità di spostare il suo fasciame. Il Museo Archeologico di Napoli, che custodisce una importante collezione di strumenti di navigazione antichi, ha dato disponibilità per il restauro e l'esposizione dei reperti.
NAPOLI - Riemergono i segreti della "Flora"
La corvetta Flora, una nave della marina borbonica, è stata localizzata nelle acque del porto di Napoli. La nave, lunga 30 metri e larga 8, è stata affondata nel 1799 per ordine dell'ammiraglio Orazio Nelson. I reperti recuperati includono la campana di bordo e alcune palle di cannone, che sono stati sottoposti a processo di desalinizzazione. I quattro cannoni, lunghi da 1,80 ai 3 metri, sono stati recuperati dai sommozzatori e saranno presto recuperati. La localizzazione della nave è stata possibile grazie alle moderne tecnologie e alle carte antiche, come la pianta del 1828.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo