Dopo i crolli per il sisma che ha colpito Amatrice, ma anche Norcia e dintorni. A Santa Maria della Scala le opere salvate Siena, l'arte ferita dal terremoto in mostra Il crocifisso in legno di Nicola di Ulisse proveniente dall'abbazia di Sant'Eutizio, a Preci, ha il petto squarciato e il corpo attraversato da una lunga fessura. I candelieri seicenteschi di San Benedetto, a Norcia, hanno perso, sdraiati, tutta la loro maestosità. Intanto, sui muri, scorrono le riprese tremolanti dei vigili del fuoco, che lo scorso ottobre hanno documentato con immagini e suoni lo sfacelo dei monumenti e degli edifici sacri di alcuni fra i paesi più belli del centro Italia. Si intitola La bellezza ferita , nome che è molto più di una metafora, la mostra che, a Siena, raccoglie trenta capolavori prelevati dalle zone devastate dal sisma. Opere salvate e recuperate da luoghi che non esistono più e di cui oggi, in molti casi, rappresentano l'unica testimonianza rimasta, ricoverate come pazienti speciali nelle sale dell'ex ospedale di Santa Maria della Scala, antico luogo di accoglienza dei pellegrini e degli infermi, e nella cripta sotto al Duomo di Santa Maria Assunta, dove resteranno esposte fino al 29 ottobre 2017 per quella che, più che una semplice esposizione, è stata pensata come un'operazione culturale di ampio respiro, messa in atto nel giro di appena tre settimane grazie a una collaborazione fra le autorità senesi (Opera della Metropolitana e Comune), Opera Laboratori Fiorentini, Archidiocesi di Spoleto-Norcia e Soprintendenza dell'Umbria. Ad accompagnarle, oltre ai filmati dei pompieri, scatti di fotoreporter locali come quello, bellissimo, scelto per la locandina dell'iniziativa: un vigile del fuoco con in braccio un Gesù bambino in legno appena tratto in salvo da una chiesa che hanno documentato l'altra faccia del dolore e della distruzione, e cioè la forza e la speranza di chi, sin dal primo istante, si è speso per tentare di salvare, accanto alle persone, agli animali, alle case, un patrimonio di arte e di fede altrettanto fondamentale per la vita e l'identità dei territori colpiti. Arrivati dal deposito d'emergenza allestito a Spoleto, che oggi ospita oltre 1.300 opere e oggetti sacri, i pezzi in mostra raccontano, al netto di ambizioni filologiche o di percorsi curatoriali tradizionali, il vulnus del terremoto in tutta la sua concretezza. Una ferita che vive nel braccio mozzato della scultura dorata del Sant'Andrea della chiesa di San Salvatore di Campi, realizzata da un anonimo maestro del diciassettesimo secolo, o in quella, sempre in legno, di San Rocco della chiesa di San Martino di Preci, col mantello e le gambe dilaniati da crepe profonde. Nei rintocchi dell'unica campana rimasta di Sant'Eutizio e nei solchi, profondi come fori di proiettili, del dipinto seicentesco con la Vergine e il bambino di San Benedetto. Cultura, la "Bellezza ferita" di Norcia in mostra a Siena Condividi Opere che testimoniano anche il legame storicamente esistente fra Siena e Norcia, unite, oltre che dall'esperienza del sisma (Siena stessa fu vittima di una serie di violenti terremoti fra il 1466 e il 1467), anche da un profondo vincolo spirituale: se quella umbra fu la città natale del fondatore dell'ordine benedettino, quella toscana dette invece i natali a San Bernardo Tolomei, fondatore di una delle sue più importanti congregazioni, a Santa Maria di Monte Oliveto. E proprio la visibilità offerta da Siena, meta d'elezione del turismo internazionale, potrà oggi, secondo gli auspici degli organizzatori, mostrare al mondo il dramma del centro Italia e l'orgoglio del suo popolo, ma anche sensibilizzare il pubblico affinché contribuisca con donazioni concrete a interventi di sostegno e recupero. A partire proprio dall'esempio dell'Opera della Metropolitana, che ha destinato un contributo pari a 100 mila euro all'Archidiocesi di Spoleto-Norcia per le fasi di restauro e ricostruzione. L'esposizione resterà visitabile con un biglietto cumulativo da 18 euro, valido per l'insieme dei due complessi museali senesi, tutti i giorni tranne domani fino al 6 gennaio, e poi con orari diversi consultabili su www.operaduomo.siena.it e www.santamariadellascala.com.