Come spesso accade le realizzazioni migliori sono avvolte dal silenzio o, quanto meno, da una certa aura di riserbo. Tant'è, alla Biennale di Venezia di quest'anno la mostra delle opere selezionate nell'ambito del Premio per la giovane arte italiana al Padiglione Venezia si rivela come una delle iniziative più riuscite e interessanti dell'intera rassegna confermando quanto di buono essa aveva già proposto due anni fa. Infatti è dalla scorsaBiennale che laDarc - Direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanea ed il Maxxi - Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma presentano nel contesto della manifestazione veneziana i risultati conclusivi del premio per i giovani artisti del quale sono promotori; nell'occasione vengono presentate le opere dei quattro finalisti del concorso di quest'anno (che coincide con la terza edizione del premio) destinate a entrare a far parte della collezione del Maxxi. Gli autori selezionati sono Carolina Raquel Antich (Rosario, 1970), Manfredi Beninati (Palermo, 1970), Loris Cecchini (Milano, 1969) e Lara Favaretto (Treviso, 1973); quest'ultima è risultata vincitrice del riconoscimento della critica mentre un voto popolare, a chiusura di mostra, decreterà l'artista preferito dal pubblico. La prima, argentina d'originema da tempo attiva in Italia, in particolare a Venezia, propone alcuni dipinti concentrati sul tema a lei caro dell'infanzia, Cecchini la monumentale struttura Monologue patterns (Crisalide), Favaretto un video pieno di suggestioni, La terra è troppo grande, mentre Beninati un'installazione magica e misteriosa che costituisce, forse, l'intervento più completo tra quelli in esposizione. Ma al di là delle singole individualità ora solo appena accennate quel che più conta è il progetto nel suo complesso (a cura di Paolo Colombo e Monica Pignatti Morano) che da solo offre un quadro - seppure inevitabilmente parziale - sufficientemente esauriente sullo stato della giovane arte in Italia, documentandone la molteplicità di indirizzi e la varietà di intenti, oltre a costituire un segnale positivo in sé, testimoniando la vitalità e la capacità ideativa di un'istituzione pubblica. Quattro lavori per quattro autori, collocati in un padiglione non proprio al centro del regolare percorso di visita e lievemente periferico rispetto alle sezioni di maggior richiamo della Biennale; così il Premio per la giovane arte italiana -Un'opera per ilMaxxi, senza alcuna enfasi né magniloquenza né, tantomeno, istinto autocelebrativo, apre concretamente una finestra sull'attualità.