CI si aspetta molto dalla città metropolitana? La città metropolitana è importante per la qualità della vita dei cittadini partenopei? Pensavo di iniziare l'articolo con un'affermazione, poi ho ritenuto necessario porre il punto interrogativo. Certo chi lavora da anni sul tema, e crede che effettivamente città come Napoli, dove il Comune si estende senza soluzione di continuità in tanti altri Comuni, anche di notevole entità demografica, uno tra i tanti Giugliano, terza città più popolosa della Regione, si è convinto nel tempo della necessità di istituire un ente in grado di gestire servizi, territorio, beni su scala sovracomunale. Meno convinti mi sembra che appaiano i cittadini. Molti di loro, forse anche giustamente, non sanno che la città metropolitana ha sostituito la provincia, la quale continua, nella sua surreale esistenza, ad essere punto di riferimento. Come dar loro torto? Come liquidarli come soggetti inconsapevoli quando nessun cittadino napoletano, e in senso più ampio nessun cittadino dell'area metropolitana, è mai stato chiamato ad eleggere il sindaco della Città metropolitana ed il consiglio metropolitano? Vediamo dunque di individuare le responsabilità istituzionali di questi ritardi. E allora velocemente, vista la sede, riavvolgiamo il nastro, e cerchiamo di fare il punto. La Città metropolitana di Napoli è stata costituita nel 2014 con l'entrata in vigore della legge Delrio. Il 12 ottobre 2014 si sono tenute le prime elezioni del Consiglio metropolitano, ma trattandosi di elezioni di secondo grado, il corpo elettorale è stato costituito dai sindaci e consiglieri dei comuni della soppressa Provincia di Napoli, confluiti automaticamente nel nuovo ente. Quindi il Consiglio metropolitano si è formato all'interno del ceto politico, non realizzando per il momento una forma di rappresentanza territoriale idonea a garantire il principio democratico, funzionale all'esercizio del ruolo dell'ente metropolitano quale soggetto di sviluppo dei territori. Lo Statuto della città metropolitana di Napoli è stato adottato dalla conferenza metropolitana (composta da tutti i sindaci dell'area metropolitana) con deliberazione dell'11 giugno 2015 e prevede, per sanare il deficit democratico di partecipazione, l'elezione diretta di sindaco e consiglio metropolitano. Tuttavia, e qui tutta la schizofrenia delle relazioni tra ordinamento statale e ordinamento locale, alle ultime elezioni metropolitane del 27 giugno 2016, non è stato possibile ancora dare ai cittadini il diritto di eleggere direttamente il sindaco metropolitano ed i consiglieri, perché lo Stato non ha approvato la necessaria legge statale elettorale. Nel frattempo, sempre per procedere all'elezione diretta, occorre che lo Statuto di Napoli preveda la costituzione di zone omogenee e la ripartizione del comune capoluogo in zone dotate di autonomia amministrativa. Quindi, ancora ad oggi, il sindaco metropolitano coincide con il sindaco del Comune di Napoli. Tutta questa incertezza, si genera a fronte di un ente che, in maniera molto più incisiva della provincia, si candida a gestire funzioni essenziali per i cittadini, quali a mero esempio, l'adozione del piano strategico triennale, la pianificazione territoriale regionale, la gestione dei servizi pubblici locali quali acqua, rifiuti, la mobilità e la viabilità, il coordinamento dello sviluppo economico e sociale. La Regione Campania, d'altra parte, non sembra voler contribuire al decollo della Città metropolitana, temendone la rivalità, anche in termini demografici, e in questo senso approvava nel novembre 2015 una legge molto cauta e gelosa delle sue funzioni, piuttosto che di delega al nuovo ente. In più si aggiunge la questione risorse. La Città metropolitana di Napoli sta operando in un contesto di grande difficoltà sotto il profilo economico-finanziario. La legge di stabilità per il 2015 aveva imposto, come è noto, il taglio delle dotazioni organiche per le città metropolitane in misura del 30 del costo della dotazione organica del personale di ruolo alla stessa data. Ed inoltre le città metropolitane sono state chiamate a concorrere all'obiettivo del contenimento della spesa pubblica attraverso l'imposizione di forti riduzioni della spesa corrente tra il 2015 ed il 2017, senza alcuna considerazione delle funzioni da esercitare. Tutti nodi irrisolti, ancor peggio, non affrontati in parlamento nell'attuale legge di stabilità. Quindi, ancora una volta, tante aspettative che rischiano di restare deluse da assenza di responsabilità istituzionale. Da una parte, lo Stato non approva una legge statale che stabilisca i criteri per l'elezione diretta del sindaco metropolitano e del consiglio e non prevede un'adeguata attribuzione di risorse; dall'altra la Regione Campania che trattiene irragionevolmente a sé tutte le sue funzioni. Questa impasse istituzionale incide negativamente sul decollo della Città metropolitana che quale suo primo atto deve con urgenza porre in essere il nuovo piano strategico, a partire da gestione del territorio, beni culturali, turismo. Occorre consentire ai cittadini di votare al più presto per il sindaco metropolitano, solo così il nuovo ente potrà cominciare ad avere una sua forma ed una sua credibilità. Ma occorre accelerare nel 2017, affinché i cittadini acquistino la consapevolezza che la Città metropolitana ha sostituito la provincia.
LA CITTÀ METROPOLITANA ESCLUDE I CITTADINI
La Città metropolitana di Napoli è stata istituita nel 2014 con la legge Delrio, ma non ha ancora raggiunto la sua piena funzionalità. Il Consiglio metropolitano è stato formato con i sindaci e consiglieri dei comuni della provincia soppressa, ma non ha una forma di rappresentanza territoriale idonea. Lo Statuto della città metropolitana prevede l'elezione diretta del sindaco e del consiglio, ma non è stato possibile ancora dare ai cittadini il diritto di eleggere direttamente il sindaco metropolitano ed i consiglieri. La Regione Campania non sembra voler contribuire al decollo della Città metropolitana, temendone la rivalità.
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