SECONDO I DATI FORNITI DAL CONSIGLIO NAZIONALE DEI GEOLOGI, SI È PASSATI DAGLI OLTRE MILLE LAUREATI L'ANNO DEI PRIMI 2000, AI CIRCA 500 ATTUALI. TRA I MOTIVI PARREBBE ESSERCI LA MODESTA REDDITIVITÀ DELLA PROFESSIONE Roma N onostante l'elevata necessità di geologi che vi è nel nostro Paese, considerati i rischi idrogeologici, sismici e vulcanici, il numero di laureati negli ultimi anni è andato diminuendo. Secondo i dati forniti dal Consiglio nazionale dei geologi, si è passati dagli oltre mille laureati l'anno dei primi anni 2000, ai circa 500 attuali. Tra i motivi pare esserci la modesta redditività della professione, come ammette Francesco Peduto, presidente del consiglio nazionale dei geologi: «Secondo i dati della nostra cassa previdenziale, i 13mila iscritti all'ordine guadagnano in media 18mila euro lordi l'anno. Questo è dovuto anche al fatto che il settore storicamente più importante per l'attività professionale del geologo, ovvero le costruzioni di case ed opere pubbliche, è in crisi da anni, non compensato dal maggior impegno richiesto ai geologi nel settore dell'ambiente». Un altro motivo è rintracciabile nella riforma Gelmini dell'università, che ha comportato la riduzione del numero di dipartimenti di Scienza della Terra da 30 a 8. «La riforma chiosa il presidente dei geologi ha contribuito a ridurre il numero di laureati in geologia, creando una situazione paradossale, considerando il moltiplicarsi deller calamità naturali». Un'altra causa è rintracciabile nella frammentazione delle competenze in materia di difesa del suolo: «L'esperienza continua Peduto dimostra che a volte non si capisce chi debba effettuare interventi di sistemazione del territorio, essendo le competenze distribuite tra enti locali e centrali, con il risultato che alla fine non si fanno». Nonostante la riduzione, il numero di geologi in Italia è superiore a quello degli altri paesi: «L'Italia, con 20mila geologi ha il numero più in alto in Europa, e questo per due motivi: in primo luogo gli ordinamenti universitari in altri paesi sono diversi, con la conseguenza che vi sono altre professioni che fanno il lavoro dei geologi, e poi il nostro livello di rischi idrogeologici, sismici e vulcanici è decisamente maggiore». In effetti i geologi possono trovare impiego in molti settori. L'occupazione principale è nelle costruzioni, dove il geologo è l'unico professionista a poter redigere la relazione geologica, che è obbligatoria, ma può anche, in alternativa agli ingegneri, redigere la relazione geotecnica. Un secondo settore di impiego è quello ambientale, visto che il geologo può occuparsi delle bonifiche dei siti inquinati, degli interventi paesaggistici, e delle relazioni ambientali. I geologi sono poi richiesti nell'ambito della realizzazione di interventi di difesa del suolo e di sistemazione idrogeologica, e inoltre possono operare nel mondo delle scuole per l'insegnamento di scienze. Vi è poi lo sbocco nel mondo della ricerca scientifica e dell'università, oltre che nella ricerca mineraria e petrolifera. Ma quale potrebbe essere il futuro dei geologi in Italia? «La nostra idea risponde Peduto illustrata nel dossier 'La carta per l'Italia, Georischi e Georisorse', è che il geologo possa diventare il "medico" del territorio, inserito in un sistema di protezione civile preventiva, che provveda a sorvegliare il territorio e a intervenire per evitare le conseguenze dannose delle calamità naturali. Dato che le risorse necessarie per la messa in sicurezza del nostro paese sono enormi (500 miliardi di euro), non è pensabile realizzare nel breve termine tutti gli interventi necessari. Pertanto, se da una parte è importante attivare una programmazione di lungo termine, con la quale si proceda all'adeguamento ai vari rischi di abitazioni e infrastrutture, dall'altra si possono attivare interventi non strutturali, con risorse limitate, consistenti in un sistema di monitoraggio e di informazione ai cittadini, nel cui ambito possono essere inseriti gradualmente i geologi». Già ci sono comunque i primi segnali incoraggianti: «Sembra che vadano in questa direzione le iniziative del Governo Renzi, che aveva attivato due strutture finalizzate proprio a questa programmazione, ossia l'Unità di missione contro il dissesto idrogeologico, e Casa Italia per il contrasto del rischio sismico». Francesco Peduto , presidente del Consiglio nazionale dei geologi
Nel paese dei terremoti e dei disastri ambientali a essere dimenticati sono proprio i geologi
Secondo i dati del Consiglio nazionale dei geologi, il numero di laureati in geologia in Italia è diminuito da oltre mille nel 2000 a circa 500 attuali. I motivi sono la modesta redditività della professione, la crisi delle costruzioni e la riforma Gelmini dell'università. Il numero di geologi in Italia è comunque superiore a quello degli altri paesi europei. I geologi possono lavorare in diversi settori, come le costruzioni, l'ambiente, la difesa del suolo e la ricerca scientifica. Il futuro dei geologi in Italia potrebbe essere quello di diventare "medici" del territorio, inseriti in un sistema di protezione civile preventiva.
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