L'ULTIMO reperto l'ha voluto portare di persona, camuffato in un incarto natalizio. Carlo Spagna, magistrato delegato all'ufficio "Corpi di reato" del Tribunale di Napoli, ha consegnato così alla mostra appena aperta nell'Antiquarium degli scavi di Pompei il pezzo finale del progetto che ha riportato alla luce, dopo decenni di silenzi, decine di preziosi reperti archeologici due volte negati. Primo, perché nell'Italia del boom edilizio tombaroli improvvisati e predatori senza scrupolo fecero razzie nelle campagne vesuviane, come nel resto del Meridione, di vasi e statue da rivendere sul mercato clandestino dell'arte. Secondo, perché nei fortunati casi nei quali, grazie all'impegno di funzionari dello Stato, appassionati locali e forze dell'ordine, i reperti venivano sequestrati finivano appunto nell'ufficio "Corpi di reato", restando invisibili. La mostra è aperta tutti i giorni fino al 27 agosto. Esposti anche alcuni falsi, come un nudo in marmo di ermafrodito, che i tombaroli tentavano di smerciare ai clienti più sprovveduti. Massimo Osanna, direttore generale della Soprintendenza Pompei, parla di «un saccheggio incredibile, un dramma. I musei d'Europa e d'America sono pieni di reperti che vengono dall'Italia meridionale, e questa mostra vuole essere un invito a rispettare il patrimonio culturale». Centosettanta reperti sono così riemersi dall'oblio, nell'allestimento curato da Osanna con Paolo Mighetto e Luana Toniolo: ecco crateri a figure rosse, scavati da tombe preromane, le terrecotte figurate, piatti, ciotole, decorazioni architettoniche: selezionati da 45 lotti di sequestri custoditi nei depositi della Soprintendenza Pompei, sono stati svincolati dal Tribunale di Napoli: rientravano in sequestri risalenti a molti anni fa non solo a Pompei e Boscotrecase ma anche nel territorio dell'antica Stabiae nei comuni di Gragnano e Sant'Antonio Abate. Parte degli oggetti proviene da saccheggi perpetrati in vari siti dell'Italia meridionale, come la ceramica daunia proveniente dalle necropoli della Puglia settentrionale. I reperti esposti sono stati sequestrati a piccoli ricettatori, vale a dire fuori dalla filiera del commercio internazionale, dediti piuttosto a rifornire il livello "basso" del mercato, quello dei piccoli antiquari e delle collezioni private. «In poco tempo abbiamo sbloccato una situazione bloccata invece da tanto commenta il giudice Spagna Non è stato semplice restituire questi reperti soprattutto per alcune incrostazioni negli apparati giudiziari. Il nostro patrimonio artistico, storico e architettonico è immenso, e solo un impegno personale può permettere una buona valorizzazione ».