Via Margutta: un'altra vetrina listata a lutto. È quella di Aldo Marchetti, galleria d'arte contemporanea. «In questa strada tutto è una vergogna», dice. Iniziando dai sampietrini che saltano: ho chiamato cento volte il Comune, sono venuti, hanno messo un po' di catrame e le pietre continuano a saltare». Marchetti è stato il primo a seguire la protesta del gallerista Fabrizio Russo che, con una lettera al Corriere della Sera, ha lanciato la provocazione del lutto sulle vetrine contro il degrado nel centro storico. Via Margutta: un'altra vetrina listata a lutto. È quella di Aldo Marchetti, galleria d'arte contemporanea. «In questa strada tutto è una vergogna- dice- . Iniziando dai sampietrini che saltano: ho chiamato cento volte il Comune, sono venuti, hanno messo un po' di catrame, e le pietre continuano a saltare». Aldo Marchetti non solo è stato il primo a seguire la protesta del gallerista Fabrizio Russo che, con una lettera al Corriere della Sera , ha lanciato la provocazione del segno di lutto per attirare l'attenzione sul degrado anche culturale della capitale, ma come lui lamenta la qualità di questa mostra temporanea, allestita proprio in questi giorni. «Una volta scendevano dagli studi Guttuso, Monachesi, Omiccioli...», spiega Fabrizio Russo. Sono in tanti i negozianti della capitale che non si rassegnano. In via Frattina Marcello Brighenti, titolare di uno storico negozio di biancheria, continua una battaglia intrapresa da anni: «Questa strada una volta chiamato il salotto di Roma - afferma -. Natale oggi è invece sinonimo di depressione Noi siamo sulla strada, siamo le sentinelle e ci rendiamo contro più degli altri delle cose che non vanno». Da piazza di Spagna e Trinità dei Monti a largo Argentina. «Penso che quello di Fabrizio Russo sia un gesto simbolico di grande importanza - dice Marco Lepre, il titolare dell'Azienda Tessile Romana - ma lo dovevamo fare anche anni fa. Largo Argentina è l'esempio vivente del degrado: il più importante polo archeologico e religioso chiuso da 30 anni, benché i lavori siano finanziati; la piazza contornata da senza fissa dimora; la Torre del Papitto pericolante, i negozi sfitti o peggio ancora occupati dai minimarket». In via di Campo Marzio Vittorio Banchetti, titolare di uno storico negozio di sport, lamenta la chiusura della fascia verde e i provvedimenti anti-smog: «La salute va tutelata ma chiudere il centro storico proprio in queste giornate con i mezzi pubblici che non funzionano...». In via sant'Andrea delle Fratte Gianfranco Contini, titolare di un antico ristorante, circondato da rivendite di souvenir, spiega: «Bisogna rimettere al centro Roma. Le vetrine listate a lutto sono un modo per farsi sentire, ma facciamo anche sapere ai turisti che il Capodanno a Roma è ancora bello». E per combattere il degrado? «Ci vorrebbe la bacchetta magica», risponde.