«Sarà una sfida entusiasmante». Guy Cogeval, direttore del Musée d'Orsay in questi giorni a Milano, anticipa i dettagli della mostra Manet e la Parigi moderna , che aprirà a Palazzo Reale il 7 marzo 2017. Tra dipinti e disegni saranno 60 le opere in prestito da Parigi, di cui venti quadri firmati da Édouard Manet. «L'esposizione sarà divisa in sezioni tematiche. La mostra terrà gran parte del Piano nobile». E parla anche di Milano: «Non mi piace il traffico». Una delle più importanti mostre del 2017 sarà Manet e la Parigi moderna , 60 opere, tra dipinti e disegni, provenienti dal Musée d'Orsay che verranno esposte a Palazzo Reale dal 7 marzo. È la mostra (realizzata da Skira) che doveva andare a Torino e che Milano le ha strappato negli stessi giorni in cui veniva definita anche la nascita di un Salone del Libro meneghino. Ed è la mostra con la quale il museo parigino degli Impressionisti presta più della metà delle opere a sua disposizione del maestro en plein air : circa 20 saranno i quadri di Manet, poi disegni e quindi tele di Renoir, Degas, Cezanne Ad anticipare i contenuti della mostra è Guy Cogeval, direttore del museo in questi giorni a Milano. Cogeval, nonna di Biella e nonno commerciante di tessuti in Italia, pensionario a Villa Medici esperto dei Nabis, è dal 2008 al Musée d'Orsay, istituzione che lui ha aumentato di circa 6mila opere tra le quali quelle delle donazioni Zeïneb e Jean-Pierre Marcie-Rivière e Marlène e Spencer Hays. Un museo che fa 3 milioni e mezzo di visitatori all'anno, 12mila al giorno per le mostre temporanee (in corso quella sul Second Empire ). Anche se non mancano «difficoltà dopo gli attentati per i molti controlli». «L'impressionismo piace perché rappresenta il Rinascimento francese dopo la caduta di Napoleone racconta Cogeval . Rivela il volto cosmopolita di Parigi ed è una pittura folgorante quando la si osserva». Gli italiani amano il Musée d'Orsay, ma lei ha cancellato gli interni di Gae Aulenti «Ho deaulentizzato il museo perché è il peggior architetto di interni che avete avuto. Grande intellettuale, ma non puoi fare una Galleria degli Impressionisti senza colore e che di notte resta senza luce: ora la puoi vedere». Le hai fatto una politica espositiva anche «scandalosa»: noi non siamo riusciti ad aprire la mostra Vade retro di Vittorio Sgarbi. «Si riferisce alla mostra sulla prostituzione dell'Ottocento? È stata aperta senza problemi: il pubblico ha capito che era una esposizione di Storia dell'arte». Perché il suo museo non stanca di essere visitato? «Perché facciamo conferenze, concerti, spettacoli... e ogni lunedì cambiamo le opere esposte, che sono il 10 di quelle che possediamo». Cosa le piace di Milano? «Non mi piace il traffico, che è come quello di Roma, ma qui si deve lavorare. Mi piace la Scala: andai per la prima volta a 4 anni. Sono un melomane, adoro il regista Robert Carsen. Ho cercato di fare una mostra su Giuseppe Verdi a Parigi ma non ci sono riuscito». È stato all'Expo? «Sì, tutta concentrata sul cibo ma di sera la città era vuota». Veniamo alla mostra su Manet. Palazzo Reale è un luogo adatto? «Sì, è uno spazio espositivo entusiasmante. La mostra terrà gran parte del Piano nobile, sarà divisa in sezioni tematiche come Parigi, Ispanismo, le donne l'allestimento sarà curato da Corrado Anselmi». Quante opere di Manet arriveranno? «Una trentina, circa 20 quadri. Tra queste anche Le fifre , raramente prestato. Tra le altre, i ritratti di Emile Zola e di Stéphane Mallarmé, il Clar de lune sur le port de Boulogne , La lecture e Le balcon " Manet non fu un Impressionista tout-court «Nel '63 rifiutò di esporre con loro ma lo diventò, direi, dal '74. Lui è un pittore di storie che ha visto, mentre Monet è di paesaggi. Manet riprende temi da Goya, Tiziano, Giorgione I quadri di Manet si possono osservare sia a distanza, per comprendere la storia, che da vicino per osservare le pennellate». La Riforma Franceschini ha consentito l'arrivo in Italia di direttori stranieri: verrebbe a dirigere un museo? «Forse gli Uffizi, ma c'è un ottimo direttore. Sono un esperto dell'Ottocento, non così diffuso in Italia». Cosa manca ai nostri musei? «Forse più autonomia: io non ricevo aiuti di Stato ma sono libero di scegliere e di agire. Anch'io sono in lotta con i sindacati; anzi penso che i comunisti esistano ormai solo al Musée d'Orsay». Ma questo solo perché non ha diretto un museo italiano.