ISPICA - Un relitto navale d'età bizantina è stato segnalato nello specchio d'acqua antistante la costa di Cirica. Lo annuncia il soprintende al Mare, Sebastiano Tusa che ha già effettuato i rilievi sottomarini. «Si tratta - afferma il funzionario - di un relitto identificato con i Carabinieri del nucleo sommozzatori di Messina e del nucleo tutela beni patrimoniali di Palermo. L'imbarcazione potrebbe appartenere al periodo bizantino considerata la struttura. Si tratta di una nave, forse, da carico lunga circa 25 metri». La prima ricognizione è servita a sondare la possibilità di impiantare una ricerca sistematica attraverso una prima fase di scavo. Intervento necessario per comprendere le caratteristiche tecniche del relitto e valutare dunque la possibilità di un eventuale recupero. La spedizione ricognitiva è stata effettuata insieme con il direttore dell'unità di ricerca del museo navale di Magonza, in Germania, Ronald Bockius. La fase di recupero del relitto richiede ingenti fondi. Molto dipende dunque dalla disponibilità della Regione ad avviare una convenzione con il museo navale di Magonza, istituzione che studia da tempo le tecniche di ricostruzione navale di epoca tardo antica, romano, alto medioevale. Ha, pertanto, acquisito una lunga esperienza nella tecnica di conservazione del legno bagnato, trattato e musealizzato. Sull'argomento è inoltre intervenuto il dirigente del servizio Beni archeologici, Caterina Greco. «Vogliamo valorizzare - afferma - le risorse sommerse del litorale ibleo che, proprio per la posizione strategica, rappresenta line vero archivio di storia e cultura». In sintonia con il dirigente Greco, anche il presidente dell'associazione sommozzatori «Archeosub», Tiziana Scuto. «Da tempo - aggiunge - ci battiamo per valorizzare le nostre coste. Il mare del territorio di Ispica è un vero scrigno di tesori che restano al momento abbandonati e preda di chiunque voglia appropriarsene. Chiediamo dunque che sia valorizzato questo tesoro sommerso attraverso la tutela e la realizzazione di un percorso subacqueo che potrebbe diventare una vera fonte di attrazione turistica». Il timore è quello che, come in passato, possa svanire tutto nel nulla. Basti pensare alle promesse sprecate sul restauro della nave «Ippos» ritrovata nel 1964 e, ora, dimenticata in un magazzino del Siracusano.