Il barcone simbolo della tragedia dei profughi nel Mediterraneo, che parte da Augusta, in Sicilia, e, in occasione della visita del Papa, approda in piazza del Duomo, a Milano, con il suo carico di anime morte, come un memoriale viaggiante, dedicato alle migrazioni che attraversano il mondo. Il progetto che nasce dall'inchiesta di Repubblica del luglio scorso sta mettendo d'accordo tutti. Dal Comune alla Curia, dalla Fondazione Prada al ministero della Difesa, che ha fatto recuperare dalla Marina militare il relitto, con i resti di 700 vittime, in fondo al canale di Sicilia. L'idea, lanciata dal nostro quotidiano e sostenuta dai lettori con una raccolta di migliaia e migliaia di firme, è stata rilanciata dal regista premio Oscar Alejandro Iñárritu, che l'ha illustrato personalmente al sindaco di Milano. Beppe Sala è favorevole ad ospitare in città il peschereccio affondato nell'aprile 2015: «C'è questa possibilità, ci stiamo lavorando ». La Curia, in attesa del via libera Vaticano, aggiunge: «Per Milano sarebbe un segno importante». Il regista di The Revenant e di tanti altri capolavori, medita di portare il relitto in giro per l'Europa, come un'installazione mobile, che costituisca un monito a governi e cittadini. Ed è stato il regista messicano unico ammesso dopo Repubblica ad assistere alle complicate e penose operazioni di riconoscimento dei resti umani nella stiva a immaginare di far coincidere l'arrivo del barcone con la visita del Papa nel capoluogo lombardo, il 25 marzo prossimo. La Diocesi ambrosiana e la Fondazione ente dello spettacolo della Chiesa italiana hanno subito benedetto l'idea. «Stiamo cercando di capire il progetto, a cui guardiamo con simpatia e interesse - sottolineano i collaboratori dell'arcivescovo Angelo Scola - In una città che si sforza di accogliere i migranti, un simile memoriale sarebbe un monito per tutti gli altri a vivere lo stesso impegno, e alla nostra città a continuare nel percorso avviato ». Tutto ora dipende dalla segreteria vaticana. Quella del 25 marzo sarà una giornata intensa per Francesco. In programma ci sono già tappe in un quartiere popolare, al carcere di San Vittore, in Duomo con tutti i preti ambrosiani riuniti, al parco di Monza per una messa da un milione di fedeli e un incontro con 50 mila cresimandi a San Siro. Tutto in 12 ore. Il regista premio Oscar pensa di incastonare nell'agenda di quella data anche la presenza e la riflessione sul senso del relitto affondato. Massima, dunque, la cautela delle istituzioni coinvolte. Il sindaco Sala ricorda che c'è un risvolto economico: «Il regista non ha messo a fuoco la fattibilità in termini di costi necessari. Preferisco fare un'analisi, prima di commentare». Coinvolte anche il ministro della Difesa Roberta Pinotti e Carlotta Sami, portavoce dell'Unhcr per il sud Europa, che stanno lavorando per dare una risposta a Iñárritu. «Solo dopo quel disastro, l'Europa cominciò a muoversi», ha commentato Pinotti. L'ultima parola, ora, al Vaticano.