Come in un film di Tarkovsky, la riva di Torvaianica contamina la cementificazione del dopoguerra con i miti delle origini di Roma. E il fascino degli sbarchi dei greci sulle spiagge italiche rimane intatto. Miracolosamente scampata all'urbanizzazione, la cosiddetta tomba di Enea con i magnifici tredici altari di tufo dell'area sacra di Lavinium, che hanno perso il colore rosso ma ci pensa il sole al tramonto a tingerli di cremisi sarà finalmente aperta al pubblico il 7 gennaio. E da allora, una volta al mese, sarà possibile contemplare le pietre dell'ultimo viaggio dell'eroe virgiliano, proprio a due passi dal Sol Indiges, il santuario dello sbarco di Enea. Tutto questo grazie a un accordo pionieristico tra istituzioni pubbliche siglato ieri dal sindaco M5S di Pomezia, Fabio Fucci, e dall'archeologa Alfonsina Russo che guida la Soprintendenza mista per l'area metropolitana di Roma, di Viterbo e dell'Etruria meridionale. Nella capitale Comune e Stato non trovano un accordo per gestire d'intesa l'area dei Fori imperiali divisa ancora a metà. Invece nella campagna di proprietà della famiglia Borghese, a Pratica di Mare, sarà aperto, manutenuto e valorizzato dalla giunta pentastellata il sito archeologico con i resti del luogo di culto di Lavinium. Cara ai latini, la piccola città sul litorale fu risparmiata e venerata dai romani perché legata a Enea, padre di Iulo, da cui discese la gens Iulia. Come Mussolini scarnificò negli anni Trenta l'auditorium dell'Augusteo per resuscitare il mausoleo di Augusto, i romani salvaguardarono quella sepoltura di stile orientale, a tumulo, del VII secolo a.C., ingrandendola tre secoli dopo e dotandola di una monumentale porta. «È certamente la tomba più importante di quest'area, un sepolcro principesco spiega l'archeologa della Soprintendenza, Sandra Gatti E poiché Dionigi di Alicarnasso parla dell'Heroon di Enea costruito dove l'eroe era sbarcato, gli studiosi sono concordi che questa è la tomba dell'esule troiano». E a Venere, madre di Enea secondo il mito, era dedicato almeno uno dei santuari di Lavinium. La scoperta dell'area sacra è avvenuta negli anni Cinquanta e nello scavo da allora si sono cimentate generazioni di archeologi italiani. I resti delle sculture votive, le ceramiche di Atene e di Sparta, i piccoli vasi, miniaturizzazione dei crateri attici, usati per offerte di primizie e per libagioni, ma anche gli ex voto di chi chiedeva la grazia per un piede, una mano o il sesso, sono ora conservati nel rinnovato Museo civico che si trova a meno di un chilometro dal santuario. Negli anni '70 una bella architettura ha messo al riparo i tredici altari di VI-IV secolo a.C. Il quattordicesimo è stato scoperto successivamente e ha una nuova tettoia. Tesa a ricreare la forma originaria in legno dell'emporio annesso all'area religiosa (una sorta di spazio souvenir della Lourdes dei latini) è invece la struttura inaugurata ieri sopra i poveri resti perimetrali. Il costo dell'operazione, dopo 10 anni di lavori, è di 500mila euro. Pagati dallo Stato. «Un anno fa ho trovato un sito abbandonato, ora è tornato ad essere un luogo del cuore», dice la soprintendente Alfonsina Russo. L'architetto Paola Briganti ha dotato la zona recintata di illuminazione e allarmi. «E siamo riusciti finalmente a incanalare l'acqua piovana che prima allagava a ogni temporale altari e tomba». E ora sta alla città di Pomezia sostituire i pellegrini del culto di Enea con le frotte di appassionati della storia.
ROMA-Torna a splendere Lavinium, il sacrario dello sbarco di Enea
La tomba di Enea, situata a Torvaianica, sarà aperta al pubblico il 7 gennaio. La struttura, che risale al VII secolo a.C., è stata scoperta negli anni '50 e ha subito diverse fasi di scavo e restauro. La tomba è legata al mito di Enea, padre di Iulo, e contiene resti di sculture votive, ceramiche e vasi. La sua apertura è stata resa possibile grazie a un accordo tra l'amministrazione comunale e l'archeologa Alfonsina Russo. La tomba sarà aperta una volta al mese e sarà possibile visitarla a due passi dal Santuario dello sbarco di Enea. Il costo del restauro è stato di 500mila euro, pagato dallo Stato.
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