Italia Nostra chiede alla Regione di fermare la nuova legge urbanistica annunciata dall'assessore Raffaele Donini. Il provvedimento, che dovrebbe essere approvato tra gennaio e febbraio in giunta per poi passare al vaglio dell'aula dell'assemblea, secondo la professoressa Paola Bonora permetterà di «aumentare il costruito in una maniera incredibile », invece che dar corpo allo slogan "consumo di suolo zero" usato per presentarlo. Per questo in una lettera aperta 38 architetti, urbanisti e personalità interessate alla tutela del paesaggio (ma la raccolta di firme è ancora aperta) parlano di «legge sbagliata » che viale Aldo Moro deve «rinunciare al approvare senza un'ampia discussione ». I punti contestati sono molto netti e il primo "tasto dolente" è proprio quello del consumo di suolo. L'assessore replica: «Con me il cemento in regione è diminuito. Quello degli ambientalisti è un libro dei sogni». Italia Nostra chiede alla Regione di fermare la nuova legge urbanistica annunciata dall'assessore Raffaele Donini. Il provvedimento, che dovrebbe essere approvato tra gennaio e febbraio in giunta per poi passare al vaglio dell'aula dell'assemblea, secondo la professoressa Paola Bonora permetterà di «aumentare il costruito in una maniera incredibile» invece che dar corpo allo slogan "consumo di suolo zero" usato per presentarlo. Per questo in una lettera aperta 38 architetti, urbanisti e personalità interessate alla tutela del paesaggio (ma la raccolta di firme è ancora aperta) parlano di «legge sbagliata » che viale Aldo Moro deve «rinunciare al approvare senza un'ampia discussione ». I punti contestati sono molto netti e il primo "tasto dolente" è proprio quello del consumo di suolo. «Viene fissato un limite al consumo di suolo che è il 3 del tessuto già urbanizzato - spiega Bonora - ma negli anni della crisi, tra il 2012 e il 2015, il consumo di suolo in Emilia Romagna è stato dello 0,5, pari a circa 10 chilometri quadrati. Questo significa che non stiamo parlando di un consumo zero, ma di 60 chilometri quadrati di consumo di suolo possibile, limite dal quale per altro vengono esclusi moltissimi tipi di edifici, tra cui ad esempio le infrastrutture. Il rischio è che dentro i limiti ci finisca di tutto e anche per questo io parlo di una legge schizzofrenica». Nel mirino degli urbanisti finiscono in particolare il "piano applicativo" e le regole sugli standard, cioè le quantità di parcheggi o verde pubblico che la costruzione di ogni nuovo edificio porta con sé. «Gli standard di verde potranno essere a portata di mezzo pubblico - dice Bonora - ma io da casa mia in treno arrivo anche al giardino di Boboli, non significa che quello spazio verde sia per me pertinenziale». Secondo Pierluigi Cervellati questa è una legge con cui la «Regione mangia sé stessa», cioè si priva del potere di intervenire direttamente in materia urbanistica. E proprio gli strumenti di governo del territorio che vengono giudicati troppo semplificati portano Giovanni Losavio, ex presidente nazionale dell'associazione a dire: «Si apre la porta agli ecomostri dentro la città esistente, parossistica realizzazione di quell'operazione di addensamento cui il progetto di legge affida il compito primario di rigenerazione urbana». Questo perché il nuovo strumento che avranno i Comuni, al posto degli attuali (Psc e Rue) è uno solo e cioè il Piano urbanistico generale (Pug)cui però «si nega il compito di regolare la capacità edificatoria nelle aree del territorio urbanizzato da rigenerare». Cioè non varranno più le prescrizioni di densità edilizia, al- tezza degli edifici e distanza tra loro. Losavio arriva persino a ipotizzare il «conflitto di attribuzione» da sollevare davanti alla Corte costituzionale. «Questo disegno di legge è un addio all'urbanistica progressista - chiosa Ilaria Agostini, docente di urbanistica a Cesena - perché scompare la pianificazione e saranno gli accordi operativi con i privati a dettere legge».