È il più votato dai romani tra i luoghi del cuore del Fai: sette ettari di verde alle pendici del Gianicolo. Villa Sciarra sopravvive anche grazie all'impegno civico e a un accordo tra il Comune e il carcere di Rebibbia che scade il 20 dicembre. La manutenzione, senza il contributo dei detenuti, potrebbe non essere più garantita. E il parco rischia di ripiombare nel degrado. Luogo del cuore trai i più votati dai romani (3.450 preferenze) sul sito del Fai, preferito ai Fori Imperiali e al parco degli Acquedotti: è Villa Sciarra, sette ettari di verde alle pendici del Gianicolo dove la biodiversità convive con statue allegoriche e arredi dal gusto neoclassico. E il foliage, in questi giorni, è da sindrome di Stendhal. Tra i più ammirati gli alberi di gingko: nuvole d'oro su cielo indaco. Un capolavoro di arte e natura, se non fosse che la manutenzione è in bilico: affidata allo spontaneismo. Lo sanno bene i volontari dell'associazione «Amici di Villa Sciarra» che il giorno dell'Immacolata hanno riparato la staccionata in legno sul lato della collina che affaccia su via Ugo Bassi. «Da maggio la pulizia è migliorata grazie al coinvolgimento dei detenuti di Rebibbia racconta il presidente dell'associazione, Federico Marolla , ma dal servizio Giardini ci hanno detto che l'accordo scade il 20 dicembre e non sanno se sarà rinnovato: il personale è insufficiente, senza rinforzi il degrado è inevitabile». L'impegno degli ultimi mesi, ovvero la sinergia virtuosa tra cittadini e istituzioni, rischia di essere vanificato. Se finora per la gestione ordinaria il triangolo Comune-sovrintendenza-volontari ha funzionato, per la rinascita di Villa Sciarra servirebbe un intervento di più ampio respiro. Basta inoltrarsi negli angoli più nascosti per imbattersi nell'abbandono: la «gloriette», tempietto in Aurisina fiorita, marmo originario del Carso, è scheggiata in più punti e coperta di graffiti. Scarpe, rifiuti di cibo, spazzatura, raccontano la trasformazione in dormitorio e luogo di bivacchi. A pochi metri, sotto un folto cespuglio, si intravede il giaciglio di un clochard. Dal lato opposto della villa, vicino all'ex chiosco (mai rimosso), un altro invisibile occupa l'antica garitta. I bagni pubblici sono inutilizzabili: recintati e chiusi con una catena. «Non sono a norma, manca l'accesso per disabili spiega il presidente dell'associazione : è assurdo, quando il Comune con un piccolo contributo per il servizio potrebbe guadagnarci». Transennato pure il ninfeo accanto al laghetto con le tartarughe: «Hanno rubato la conchiglia che decorava la vasca esclama incredulo Marolla fino a qualche giorno fa c'era». Tra i molti contrasti siepi potate al millimetro che delimitano l'esedra con le statue dei 12 mesi tutte rovinate spicca il castelletto Wurts (dal mecenate americano che acquistò la villa nel 1902 per poi donarla a Mussolini, ndr ): «È tutto pronto per il Museo della matematica sospira Marolla persino i touch screen... Non si capisce cosa aspettino ad aprirlo».