Gioiello architettonico con tangenziale annessa. Sulla sorte della settecentesca Villa Serena nelle ultime settimane si è combattuta un'aspra battaglia. Nel dubbio penoso se difendere la bellezza o contrastare l'inquinamento da traffico, a Piacenza, piccola capitale delle macchine utensili, è in gioco l'integrità del palazzo dallo sfregio di una "bretella" provvisoria alla tangenziale, già appaltata dal Comune per alleggerire il traffico di attraversamento e dar ossigeno a certi punti critici della viabilità cittadina. Ma il raccordo rischia di deturpare una pianura padana ancora intatta, costellata di corti rurali, la scenografia naturale del monumento alle porte della città. E ora il ministro per i Beni culturali Rocco Buttiglione sembra deciso a porre un vincolo esteso sulla campagna intorno. Il Casino Scribani, poi Villa Serena, nato come luogo di villeggiatura, è un imponentite edificio progettato da un geniale quanto misconosciuto architetto piacentino, Giuseppe Cozzi (1671-1712), allievo di Ferdinando Galli Da Bibiena. Cozzi ne fa il suo capolavoro: sceglie la prospettiva "ad angolo" ereditata dal maestro bolognese e propone un edificio unico, teatrale, imprevedibile. La risposta emiliana al barocco romano, secondo il parere di Anna Maria Matteucci, studiosa per eccellenza dell'architettura emiliana del periodo. «Al rigore esterno della costruzione - spiega l'esperta, prima firmataria di un appello a difesa della villa - risponde un interno straordinariamente mosso e leggero, gonfio d'aria, già rococò, con uno strepitoso doppio scalone speculare sospeso nel vuoto, che per bellezza è tra i primi in Italia», L'edificio, gelosamente custodito dai proprietari e poco conosciuto ai piacentini, non è mai stato aperto per visite culturali. Così gli umori degli abitanti di una città tra le più inquinate d'Italia sono tiepidi quando scoppia la polemica. Vale a dire quando il sindaco ulivista Roberto Reggi, ereditando l'attuazione di un piano regolatore decennale adottato da un'amministrazione di centro-sinistra e approvato da una di centro-destra, e senza che mai nessuno sollevi la minima obiezione sul punto, è pronto a partire con ì picchetti per far costruire la famigerata "bretella", larga quindici metri e lunga meno di un chilometro, che taglia in due i trecento metri dello stradello d'accesso alla villa. Si tratta di collegare l'infelice tangenziale - mai finita da trentanni, mai valutata nell'impatto ambientale - ad una arteria di scorrimento esterno, oltre a servire un insediamento artigianale e commerciale spuntato nel frattempo. E in men che non si dica, il sindaco si trova a fronteggiare una schiera agguerrita di oppositori. La proprietaria, Maria Angela Lillo, da battaglia legale, con due ricorsi al Tar contro gli espropri dei terreni e chiede un vincolo alla Soprintendenza. Si scatena Vittorio Sgarbi, che ha eletto Piacenza a sua città preferita e di recente vi ha curato la mostra su Gaspare Landi: «Il sindaco non è un podestà e quell'opera barbara, quell'insulto alla civiltà, va fermata» tuona. Arrivano la levata di scudi di Italia Nostra, Fai e Legambiente e gli appelli assortiti di intellettuali, opinionisti e storici dell'arte per proteggere l'integrità paesaggistica della villa. L'unico conforto, Reggi lo trova tra i sindaci dei paesi congestionati dagli incolonnamenti di auto e camion provenienti dalle valli e dalla via Emilia. «Il raccordo è utile per combattere l'inquinamento - si difende il sindaco -. La villa ci sta a cuore. Ben venga un vincolo, ma è più protetta dal cemento tenendola al di fuori del raccordo, dove il piano regolatore vieta di costruire. E poi oltre duecento metri di stradello bastano e avanzano per rispettarne il contesto». In attesa dell'attuazione di un progetto viabilistico definitivo, molto più esterno, molto più costoso e forse per questo già destinato ad impantanarsi, il passante temporaneo rischiava di aprire una ferita non rimarginabile su un territorio che, come tanti altri in Italia, si illude di poter investire contemporaneamente sugli agriturismi e sui capannoni. Nella cittadina sulle rive del Po fondata dai romani e sede del ducato famesiano, oggi tartassata dai canneti dell'Alta Velocità, tra le prime d'Italia per ricchezza e tra le ultime per qualità dell'aria, la battaglia di Villa Serena è una sorta di simbolo nazionale di quanto sia difficile decidere la Linea Gotica tra asfalto e campagna, tra bellezza e utilità pubblica.