A Durban il via libera all'inserimento di Siracusa nell'elenco. E la Sicilia arriva a quota cinque Unesco: l'Italia è il paese più bello Nella lista del patrimonio mondiale al primo posto con 40 siti Appena sbarcata a Durban (Sudafrica) la delegazione italiana ha messo a segno un colpo formidabile: l'inserimento di Siracusa e delle necropoli rupestri di Pantalica nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco. Un bel primato raggiunto durante la 29a sessione del comitato che ogni anno decide quali siano in tutto il mondo le meraviglie culturali e paesaggistiche del pianeta meritevoli della tutela accordata dalle Nazioni Unite e dell'impegno di tutti i popoli alla loro salvaguardia. Un primato appunto per la Sicilia, che ospita così il quinto sito inserito nella lista Unesco, oggi composta da 628 nomi, e per l'Italia, che sale al top dei paesi presenti in graduatoria con 40 luoghi protetti. Per restare nell'isola siciliana i primi due posti a essere stati inseriti sono stati, nel 1997, l'area archeologica di Agrigento e la villa romana del Casale a Piazza Arme-ina. Il prezioso riconoscimento è stato poi conferito alle Eolie (2000) e infine alle città tar-do-barocche del Val di Noto (Sicilia sud-orientale) nel 2002. L'iscrizione di Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica si giustifica, secondo gli esperti, in quanto colonia della Magna Grecia che occupò il territorio della civiltà preistorica di Pantalica, divenendo presto il più importante centro della cultura greca del Mediterraneo. Primeggiò anche sulle rivali Cartagine e Atene diventando residenza di importanti personaggi del pensiero e dell'arte dell'antichità, quali Pindaro, Eschilo e Archimede. «La stratificazione umana, culturale, architettonica e artistica che caratterizza l'area di Siracusa», si legge nella motivazione del riconoscimento, «dimostra come non ci siano esempi analoghi nella storia del Mediterraneo: dall'antichità greca al barocco la città è un significativo esempio di un bene di eccezionale valore universale». «È una conferma dell'apprezzamento verso la nostra metodologia», ha dichiarato Nicola Bono, sottosegretario ai beni e attività culturali, titolare della delega per l'Unesco, «che ha posto al centro delle proprie candidature la strategia legata alla redazione dei piani di gestione». Nel 2001 l'Unesco ha imposto infatti che gli stati all'interno dei quali si trovano i siti mettano a punto piani di gestione articolati in funzione degli aspetti economici, finanziari, ambientali e paesaggistici. Un vincolo fatto da regole specifiche, con l'obbligo, tra l'altro, di rendere conto all'Unesco di ogni modifica dei luoghi protetti, pena l'espulsione dalla lista, che punta alla salvaguardia di bellezze non solo culturali. «Nel corso della valutazione del sito effettuata da esperti internazionali nei mesi scorsi», ha aggiunto il sottosegretario, «è stata messa in evidenza proprio l'alta qualità del piano di gestione presentato, da considerarsi come un modello di tale tipologia di strumento». Senza l'adozione di misure strutturali di lunga durata, infatti, il rischio è di disperdere i benefici legati a questo riconoscimento, che genera nel primo anno dalla sua concessione un aumento dei flussi turistici pari al 30. «È una stima che è possibile fare per le località più legate al turismo culturale perché altrove, per esempio a Catania (anch'essa parte, come Ragusa, dell'area protetta sud-orientale), è alta anche l'incidenza del turismo congressuale che chiaramente non è influenzato dal prestigio di questo premio», precisa Ma-riella Miti, sovrintendente dei beni culturali a Siracusa, che ha al suo attivo un altro Guinness: essere riuscita a ottenere l'inserimento nella lista Unesco di nove siti italiani candidati. «La bellezza e l'unicità dello straordinario patrimonio storico, artistico, architettonico e naturalistico di Siracusa e delle necropoli rupestri di Pantalica», ha proseguito Nicola Bono, «coniugate quindi con un piano di gestione apprezzato dagli stessi ispettori internazionali hanno garantito l'ambito e meritato risultato, che conferma come lo sviluppo della Sicilia sud-orientale sia sempre più legato alla valorizzazione del comparto turistico-culturale». E gli obblighi imposti dal-l'Unesco hanno già dato i primi risultati: lo scorso anno è stata evitata la costruzione di 12 alberghi nelle isole Eolie e questo mese l'amministrazione siciliana ha bloccato le perforazioni avviate in provincia di Siracusa. Per la gestione dei siti è comunque possibile il coinvolgimento dei privati, oltre ai piccoli comuni, che intendano integrare e allargare ai vicini i propri piani regolatori urbanistici e paesaggistici. È un modo per attrarre i turisti producendo benefici nel modo più esteso possibile. L'Unesco ha il compito di rafforzare il rapporto con le realtà locali, mettendo al servizio dei comuni assistiti la propria consulenza tecnica. Hanno così buone chance anche i restanti 46 siti italiani che sono in lista d'attesa. L'iter prevede infatti un aggiornamento quinquennale della lista operata dal ministero dei beni culturali che ha cura di presentarla all'assemblea annuale dell'Unesco. Gli ispettori dell'agenzia devono visitare di persona i siti prendendo visione anche del dossier che contiene la gestione e i programmi di salvaguardia adottati e da adottare. Quindi è il plenum del comitato per il patrimonio mondiale ad adottare la decisione finale. Dal prossimo anno, su proposta italiana, la novità sarà quella di un duplice riconoscimento: ci saranno infatti due candidature, una per i siti naturali e l'altra per quelli culturali. E negli ultimi anni l'onore dell'inclusione nella lista è toccato ad Agrigento, seguita dalle isole Eolie, dalla villa romana del Casale a Piazza Armerina e dalle otto città barocche della Val di Nono. La prima, in quanto splendida colonia greca fondata nel VI secolo a.C, è stata una delle principali città del bacino mediterraneo. Alla villa romana del Casale a Piazza Armerina è attribuito invece il fulcro di un ampio possedimento su cui si fondava l'economia rurale dell'impero romano d'Occidente, di cui la villa è uno degli esempi più lussuosi di architettura monumentale. Alle Eolie, da sempre il paradiso dei vulcanologi di ogni parte del mondo, si affiancano in splendore le città tardo-barocche del Val di Noto Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo, Ragusa e Scicli. Quest'anno le ultime iscrizioni decise dal comitato sono state 17 su 42 candidature. Tra le altre, il centro storico di Macao in Cina, il quartiere del vecchio ponte di Mostar in Bosnia Herzegovina e il centro della città francese di Le Havre. (riproduzione riservata)