L'AQUILA Sono passati otto anni e forse ne passeranno altrettanti prima che la cattedrale di San Massimo possa essere ricostruita. Uno dei simboli (religiosi ma non solo) della città, sta marcendo sotto le intemperie di ogni genere e nell'indifferenza generale. Quello che oggi conta all'Aquila è ricostruire i palazzi dei nobili e fare il possibile (anche con fondi pubblici) per farci tornare i commercianti con affitti a "botte" da 40 a 80 euro a metro quadrato. Ci sono stati anni di discussioni (frutto anche di normative confuse) sul fatto se i lavori per rifare il Duomo li dovesse affidare la diocesi attraverso un consorzio privato con dentro sia i palazzi di proprietà della Chiesa aquilana che la Cattedrale o se il Duomo andava considerato un bene pubblico e quindi ad appaltare i lavori con procedure pubbliche dovesse essere la Soprintendenza. Ora è chiaro che ad agire deve essere la Soprintendenza (a volerla dire tutta non si sa se la Soprintendenza unica o il segretariato regionale) ma dalle stanze ovattate degli uffici dei Beni culturali nessuno batte un colpo. Eppure i soldi ci sono. Il primo stanziamento era stato revocato proprio per le lungaggini burocratiche, qualche mese fa però è stato il ministro Franceschini a "mettere" i 10 milioni necessari ai lavori. Da allora riunioni, briefing, tavoli, chiacchiere da bar, ma nulla di concreto si è mosso. Cercare i vertici delle due soprintendenze per avere informazioni è una battaglia persa. Si fanno trovare quando vogliono loro e solo per magnificare i restauri dei palazzi privati ma se si parla di edifici pubblici, e del Duomo in particolare, la regola è tacere o rinviare sine die. Da quel poco che si è saputo parlando con qualche bene informato la situazione a oggi dovrebbe essere questa: l'aggregato privato che è comunque vincolato roba da 30 e passa milioni di euro, attende il timbro della Soprintendenza e il Comune sarebbe pronto a finanziarlo. Sulla Cattedrale invece i tempi sembrano ancora lunghi. Molto lunghi. Dalla Curia allargano le braccia. Nessuno commenta ma si tocca con mano che c'è quantomeno una certa irritazione appena appena mitigata da una pazienza misericordiosa. A dare una mossa alla situazione non è servita nemmeno la petizione popolare avviata sui social da alcune associazioni aquilane: Archeoclub d'Italia , "Panta Rei", Fondo Ambiente Italiano, Gruppo Aquilano di Azione Civica "Jemo 'nnanzi", Italia Nostra,Legambiente. Con la petizione si chiede «l'avvio, ormai non ulteriormente procrastinabile dei lavori di ricostruzione e consolidamento della Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio. Chiediamo che si giunga ad una soluzione concreta della problematica e che si conducano tutte le azioni possibili e necessarie affinché vengano ridotti il più possibile i tempi necessari per il concreto avvio del cantiere. Riteniamo che nessuna motivazione di natura burocratica possa giustificare lo stato di abbandono in cui versa la nostra Cattedrale». (g.p.)
L'AQUILA - Duomo, petizione per chiedere l'avvio della ricostruzione
L'Aquila è stata colpita da un grave problema: la cattedrale di San Massimo è in stato di abbandono e marcisce sotto le intemperie. I lavori di ricostruzione sono stati posticipati e non ci sono notizie concrete sulla loro avvio. La Soprintendenza è stata nominata per gestire i lavori, ma le discussioni sulla procedura hanno rallentato il processo. I soldi sono stati stanziati, ma non c'è stato progresso. La petizione popolare ha chiesto l'avvio dei lavori e la soluzione della problematica, ma non c'è stata una risposta concreta. La cattedrale è considerata un bene pubblico e non dovrebbe essere oggetto di discussioni burocratiche.
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