Cade a pezzi il ninfeo-giardino di piazza Mazzini, progettato nel 1927 dall'architetto Raffaele De Vico: molte delle sculture sono danneggiate, a secco alcune delle fontanelle laterali. Il pavimento a mosaico in breccia di fiume è tutto sconnesso. Se l'acqua appare meno putrida del solito è soltanto perché sta per aprire il mercatino natalizio: in superficie, però, affiorano bottiglie, cartacce e rifiuti di ogni tipo. Divelti i marciapiedi in porfido nei pressi della sede Rai: i blocchetti, tolti per sfregio, sono disseminati ovunque. Cumuli di foglie e rami di platano spezzati ricoprono le strade, da via Giunio Bazzoni a via Silvio Pellico. Rotte o coperte di graffiti le panchine in travertino. Cumuli di foglie secche sul lato di viale Mazzini vicino alla sede Rai: spazzate via dal vento di tramontana come la busta di plastica che danza nel cielo indaco. Scena poetica un po' sinfonia d'autunno un po' citazione involontaria dal film «American beauty» se non fosse che, tutt'intorno, il panorama è desolante. Sulla fontana al centro della piazza, ripulita di recente, galleggiano cartacce e rifiuti di ogni tipo. Per non parlare del colorito itterico, non proprio da ninfeo-giardino come doveva essere nelle intenzioni dell'architetto Raffaele De Vico che lo progettò negli anni Venti del secolo scorso. «Hanno tolto un po' di immondizia osserva Isabella Colace, del comitato Mazzini perché stanno montando i gazebo per il mercatino di Natale, ma questi interventi una tantum sono un palliativo: bisogna punire chi sporca». Se l'acqua è meno putrida del solito, la vasca cade a pezzi: alcune delle fontanelle laterali sono a secco, altre con le sculture rotte e gli scarichi otturati. L'anello esterno, rivestito a mosaico con breccia di fiume, è rovinato in più punti. Gli emicicli ai lati, che dovrebbero fungere da sedute, sono inutilizzabili: la pietra è coperta da un fitto manto di ghiaia, foglie e terriccio. Dovrebbe essere un'oasi di pace, ma ricorda le anamorfosi di Arcimboldo: con l'umano, in questo caso gli arredi, trasfigurato dalla natura. Imbrattate, scheggiate o smontate le panchine in travertino al di là della strada. La pavimentazione in porfido è dissestata: crateri al posto dei blocchetti divelti, abbandonati tra le aiuole brulle. «Continuano a staccarli, forse per sfregio si sfoga Colace . Stanno lì, nessuno si prende la cura di rimuoverli... E a se qualche sbandato, magari un po' alticcio, venisse in mente di tirarli?». Il verde, ridotto ai minimi termini, è in sofferenza: «Non intervengono mai denuncia la residente di Prati se non con potature radicali e senza ripiantare gli alberi tagliati». Molti dei cipressi donati dal Corpo forestale dello Stato ai ragazzi della scuola media Dante Alighieri di via Camozzi sono già spariti: «Altro che manutenzione... si indignano i residenti . Se quest'estate non fossimo stati noi a innaffiarli sarebbero tutti secchi». Abbandonata pure l'aiuola che avrebbe dovuto abbellire con rosmarino e piante officinali la rotatoria all'angolo con via Giunio Bazzoni: l'impianto di irrigazione ha smesso di funzionare. In fondo alla strada, sul marciapiede alberato con panchine su entrambi i lati, un senzatetto si è costruito una casa di cartone: dal loculo simil-sarcofago arriva il suono di una radio accesa. «È scappato da un centro di accoglienza. Dice di sentirsi più al sicuro in una zona residenziale, anche se è costretto a dormire all'aperto raccontano gli inquilini dei palazzi di fronte . Non è molesto, ma per fare i bisogni usa i cassonetti dell'immondizia». La passeggiata in Prati, quartiere di notabili e avvocati a due passi dal Vaticano, prosegue in via Silvio Pellico, risistemata non molto tempo fa. Si cammina su un tappeto di foglie, facendo attenzione a non inciampare tra i rami spezzati dei platani mai raccolti. Sotto le panchine di legno, già usurate, decine di bottiglie di birra. E dalla cavità di un tronco spunta un sacco nero della spazzatura. «Vedete quella grata di ferro vicino all'edicola? indica Colace . L'hanno messa dopo aver trovato il muro tutto sporco di feci: anche questa opera dei vandali».