Mantova, capitale della Cultura 2016, è anche la città italiana dove si vive meglio. Certamente una coinci-denza felice, ma lo sospettavamo da un bel po'. Basta fare un giro tra corti, cortili, vicoli, Palazzo Ducale e Palazzo Te, Sant'Andrea, Casa Mantegna, piazza Sordello; basta fermarsi a pranzo in una trattoria e ordinare un piatto di tortelli di zucca, per immaginare a naso (e a occhio e a palato) quel che potreb-be essere il nostro Paese se solo rispettasse l'ambiente e la storia, la propria tradizione culturale in senso ampio. «Bellissima città e degna c'un si muova mille miglia per vederla», disse di Mantova Torquato Tasso, che vi trovò la tranquillità che meritava. Esatta-mente come gli scrittori che da vent'anni arrivano (muovendosi anche più di «mille miglia») per il Festivaletteratura. Dante, nella Commedia , la evocò come città natale del «suo» Virgilio per inveire, a contrasto, contro l'Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero, non donna di province, ma bordello