Intervengo, con ritardo, sulla questione del possibile restauro delle mura spagnole (Corriere della Sera, inserto Milano del 10 luglio 2005). Le mura sono una testimonianza storica, d'accordo, ma, allo stato attuale, sono alquanto insignificanti. A parte che ci ricordano un periodo storico non proprio felice per la nostra città, ritengo che, in ogni caso, un restauro (per quanto sapiente) non riuscirebbe mai a trasformare quelli che, diciamoci la verità, sono soltanto dei muri diroccati assolutamente inutilizzabili (un camminamento sarebbe ridicolo, e anche il professor Bertelli credo sappia che il paragone con le mura di Lucca o le mura aureliane di Roma è improponibile) in una testimonianza urbana di valore e utile per la città. Secondo me (e lo dico sia da architetto sia da insegnante di storia dell'arte) andrebbero abbattute e al loro posto si potrebbe, con i due milioni e mezzo di euro stanziati per l'inutile restauro, arredare a verde l'area e attrezzarla per metterla veramente a disposizione dei cittadini. Tra l'altro, un camminamento a cosa servirebbe? Per vedere il panorama di viale Filippetti? Walter Pazzaia Gentile architetto, tante volte abbiamo discusso della perdita di memoria di questa città, una disattenzione che ha portato a dimenticare alcuni simboli e a cancellarne altri per inseguire una modernità non sempre felice. Dai Navigli ai locali storici si sono chiusi molti occhi (spesso sbagliando) e non sempre le scelte degli amministratori hanno interpretato il pensiero dei milanesi. Luigi Veronelli, gastronomo di classe ma anche fine dicitore, scendendo da via Tofane, dal ponte di viale Manza, il breve nastro lungo la Martesana, «adree al Novili», bofonchiava cosi: «Hai poco da battere, qui hanno distrutto tutto...». E Carla Di Francesco, la sovrintendente alle Belle Arti, parla di città che «per guardare al futuro ha finito per rimuovere le proprie radici». Cosi non sarà, dopo l'annuncio del Comune, per le mura spagnole, nel tratto che va da Porta Vittoria a Porta Romana, fino a Porta Vigentina, e poi tra viale Caldura, piazza Medaglie d'Oro, viale Filippetti e viale Beatrice d'Este. Ma lei, da esperto, si domanda: ne valeva la pena? Due milioni e mezzo di euro, quasi cinque miliardi di vecchie lire, non potevano essere spesi meglio? Un altro lettore ci ha proposto di radere al suolo tutti i ruderi e realizzare un'autostrada urbana, a due carreggiate, con il divieto di attraversamento: tanto, scrive, anche oggi chi lo fa rischia la vita. Opinioni che non spostano la decisione già presa dalla giunta comunale di dare il via ai lavori (dureranno tre anni) ma aprono la discussione su certi restauri e sui vantaggi (o meno) che ne hanno i cittadini. E' giusto che se ne parli, per rompere certi tabù sul conservatorismo e anche sul modernismo che a volte diventano paralizzanti. Ma è giusto dire anche che le mura spagnole erano da anni nell'abbandono totale, una vergogna: al punto che la sovrintendente aveva lanciato un allarme per il rischio dì crolli. Lei sostiene che sono insignificanti, chi mai andrà a visitare dei mattoni vecchi?, ma altri storici dell'arte parlano di una delle più estese opere bastionate di epoca rinascimentale di cui sia riconoscibile il tracciato. Il restauro, un compromesso rispetto agli obiettivi più ambiziosi, sembra più un tamponamento per evitare guai che un progetto di riqualificazione vero e proprio. Ecco, è questo indecisionismo che frena Milano, lo stare un po' di qua e un po' di là, senza una vera bussola. Noi accettiamo la sua provocazione, e ci auguriamo che se ne parli. Dopo le polemiche sui parcheggi del futuro sarebbe utile sapere se le mura spagnole sono una memoria che arricchisce Milano. O solo un vecchio rudere. gschaivrcs.it