E al sindaco: il dialogo tra contemporaneo e Rinascimento? Solo una scusa per le vanità «È un abuso di potere». Stoccata decisa, radicale, in puro stile Sgarbi. All'indirizzo di Andrea Pessina e in generale di «ogni volta che un sovrintendente mette bocca su ciò che non gli compete: le installazioni provvisorie». Si occupino «di proteggere muri, edifici, monumenti» arringa il critico d'arte. «Non le opere temporanee; non è il loro campo». Sgarbi è stato colto sul vivo nella querelle tra il sovrintendente Pessina e il sindaco Nardella dopo che il primo ha inviato a Palazzo Vecchio una lettera nella quale esprimeva «perplessità circa le installazioni di artisti contemporanei in vicinanza di monumenti, luoghi di cultura e di culto». L'ha presa sul personale perché la lettera è arrivata subito dopo l'inaugurazione della Maestà Tradita di Gaetano Pesce in Santa Maria Novella, di cui Sgarbi è co-curatore. Anzi, per la precisione, la lettera non è giunta «dopo» ma «prima» dello svelamento della statua, come lo stesso polemista ed esperto d'arte chiarisce: «Sapevamo della contrarietà del sovrintendente rispetto all'installazione di Pesce prima dell'inaugurazione,per questo Nardella mi ha chiesto cosa si potesse fare per risolvere la situazione: gli ho suggerito di non fare assolutamente nulla perché avevo già chiamato personalmente il Ministero per i Beni Culturali spiegandogli delle intenzioni di Pessina, che secondo me la sua era un'ingerenza illecita. Il Ministero ha convenuto con me e l'ha fatto presente al sovrintendente». Intervento di Sgarbi che «non mi risulta» dice il sovrintendente Pessina. «Non mi sono opposto, ho solo chiesto che la statua venisse spostata di alcuni metri». Ma l'appunto di Vittorio Sgarbi non si limita al caso Pesce dove è coinvolto direttamente come co-curatore dell'esposizione. Ci tiene a spiegare che il suo discorso vale in generale su tutto il fronte che in queste ore ha scoperchiato il vaso di Pandora dell'operazione «dialogo» promosso da Nardella. «Premesso che la storia di far dialogare l'arte contemporanea con quella rinascimentale è un vezzo di Nardella, non c'è nulla di reale: ai vari Koons, Fabre, Pesce, non interessa affatto "dialogare" con Donatello o Duccio da Boninsegna, a loro interessa esporre in centro a Firenze, è una questione di vanità d'artista» che ha trovato nella politica promossa da Nardella del confronto tra passato e presente «una buona scusa» per esprimersi. Premesso ciò, dunque, «arrabbiarsi perché un'installazione temporanea deturpa il panorama rinascimentale di piazza della Signoria è come arrabbiarsi perché c'è una macchina parcheggiata vicino a una statua. Non rimane mica parcheggiata per sempre. Se fossi stato in Nardella, al sovrintendente nemmeno gli avrei telefonato». Ma la polemica non è affatto chiusa né legata a opere attualmente in mostra. Si è già aperta una nuova partita in vista del prossimo Pitti Immagine: «Dopo l'installazione sull'Arno dell'anno scorso conclude Sgarbi Andrea Panconesi di Luisa Via Roma ne ha in programma un'altra, sempre curata dall'architetto Claudio Nardi, questa volta al Forte di Belvedere, a gennaio: un "fagiolo" trasparente, una bolla, dove le persone potranno entrare, che dovrebbe rimanere esposto per circa una settimana. E anche in questo caso Pessina ha espresso perplessità e Panconesi ha chiesto il mio aiuto». Per il momento però risponde Pessina che nega di avere particolari riserve sull'operazione «non abbiamo ricevuto una richiesta ufficiale su cui pronunciarci». Ma «in linea di massima abbiamo dato un'autorizzazione positiva, in attesa però di valutare progetto e relazione tecnica. È vero, può risultare impattante sul panorama, ma si tratta di pochi giorni».