Diventare Patrimonio dell'Umanità per Città Alta non significherà solo avere un marchio di qualità. Arriverà anche una serie di limitazioni, soprattutto per quanto riguarda la diffusione di bar e locali di fast food. Gli ultimi a spuntare sono stati, qualche settimana fa, sei tavolini e una dozzina circa di sedie. Posizionati in via Gombito, appena sotto il loggiato della Pasticceria Donizetti costituiscono la propaggine, un dehor all'aperto, di «BGigi», un locale prospiciente alle sedute e nuovo di zecca, che ha preso il posto di un negozio di filati e abbigliamento. Là dove, fino a dicembre di un anno fa, si vendevano sciarpe e cachemire, ora si fanno piadine e aperitivi e, per chi lo desidera e la giornata lo consente, c'è la possibilità di consumare «en plein air», ovvero sui tavoli che, proprio davanti al locale, costeggiano la Corsarola. Per i titolari, Luigi Fontanella e la sorella, l'apertura di «BGigi» è arrivata dopo un'odissea di diversi mesi, tra permessi comunali e della Sovrintendenza ( per via degli affreschi che si trovano nel locale). Autorizzazioni che si sono estese anche all'esterno. «Non si tratta di un marciapiede, ma di un parcheggio non utilizzato e non utilizzabile per il quale abbiamo chiesto ed ottenuto l'ok sia dal Comune che dall'Arpa spiega Fontanella . Piuttosto che vederci messa una macchina di traverso, meglio i tavolini». Allestimento che non ha mancato di attirare l'occhio, dal momento che un consigliere comunale (di cui Fontanella non cita il nome per motivi di riservatezza) si è precipitato subito a chiedere un chiarimento. «Tecnicamente si tratta di occupazione di suolo pubblico e come tale consentita da un apposito permesso», commenta con tranquillità il consigliere comunale delegato su Città Alta, Roberto Amaddeo, pronto ad elencare tutte le analoghe situazioni del centro storico. «La verità sottolinea Amaddeo è che Città Alta sta diventando cibo e solo cibo. È il combinato della liberalizzazione delle attività e del marketing mutuato dalla grande distribuzione: come nei grandi magazzini anche nelle vie della città si concentrano determinati segmenti merceologici. È successo in via Mai, in città bassa, con una sfilza di negozi di arredamento. E sta succedendo anche in Città Alta». Per dire. Tra la Funicolare e l'Agnello d'Oro, in meno di cento metri, si contano quattordici tra esercizi pubblici e commerciali per bevande e alimenti. Un concentrato impressionante che si diluisce poco anche percorrendo la Corsarola, fino ad approdare in Colle Aperto. Un processo che sembra inarrestabile, ma che potrebbe essere calmierato e regolamentato in modo diverso. L'antidoto, insomma, c'è e si chiama «Unesco». «Se la candidatura delle Mura a patrimonio dell'Unesco dovesse finalizzarsi in modo positivo, sicuramente tutto il comparto commerciale di Città Alta verrebbe assoggettato ad una regolamentazione ben diversa», sottolinea il rappresentante di PalaFrizzoni che, per rendere chiaro il concetto, si rifà a Firenze. Nell'area Unesco del capoluogo toscano, all'interno della cerchia dei viali, è scattato il divieto di fast food, kebab, pizzerie al taglio e paninoteche. Insomma, un'«operazione qualità» che razionalizzerebbe, anche a Bergamo, in modo molto chiaro il comparto. All'interno delle Mura ma anche sulle Mura, che durante la stagione estiva diventano il regno incontrastato dei chiringuiti, conclude Amaddeo, «ci si avvierebbe verso un percorso commerciale più coerente sia negli aspetti estetici, relativi ad arredi ed insegne, che a quelli sostanziali».