UNA RIFLESSIONE sull'antico, un ritorno alle radici rinascimentali, un regalo alla città. È la testa Carafa di Donatello, donata da Lorenzo il Magnifico agli Aragona e custodita al Museo archeologico dal 1809. Ora ritorna a nuova vita, non solo perché accoglierà i visitatori del Mann all'ingresso, ma perché si getta un colpo di spugna su uno storico dibattito di attribuzione e datazione dell'opera, che porta la firma di uno dei più grandi maestri del Rinascimento fiorentino come Donatello: non si tratta, dunque, di un'opera antica. «La statua si ispira ai monumenti equestri dell'età romana spiega il direttore Paolo Giulierini - ciò significa che a Napoli la riflessione sull'Antico esplode in pieno Rinascimento ben prima della scoperta di Ercolano e Pompei a opera dei Borbone. Così il Mann guadagna tre secoli di riflessione sul mondo classico e si lega simbolicamente a Firenze». A celebrare questo regalo restituito alla città, una sfilata storica, con tanto di cavalieri, dame e sbandieratori, che ha percorso tutta via Toledo fino a piazza Trieste e Trento. Una rievocazione dell'epoca aragonese, organizzata dal direttore e dalla Compagnia dell'Aquila Bianca che ha coinvolto le tante persone in giro di sabato sera. (emanuela vernetti)