LA buona notizia sull'Assemblea sul Mezzogiorno e che si è parlato al futuro, di ciò che si dovrebbe fare. Quella meno buona è che se n'è parlato senza proposte di come migliorare concretamente l'efficacia dei fondi europei. Solo il presidente della Regione Vincenzo De Luca si è sbilanciato, proponendo un utilizzo diverso di parte del Fondo sociale per creare 200.000 nuovi dipendenti nella pubblica amministrazione. Si è parlato di Industria 4.0, di masterplan del Mezzogiorno e di Patti per il Sud, per regioni e città, nuova edizione della fallimentare "programmazione negoziata" e delle intese istituzionali di programma. Ma poco si è detto di come questi nuovi strumenti si differenzino da quelli precedenti. In un momento in cui si riparla di deflazione e la domanda di mercato continua a essere debole. Tranne quella di alcuni settori, quali la logistica, come ci ha illustrato il presidente di Confitarma Grimaldi, o il turismo. Citato come strategico anche dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha indicato la banda larga come la soluzione per lo sviluppo del turismo siciliano. Prima del 2000 il turismo era considerato componente dell'economia "naturale", spontanea, non meritevole di attenzioni né della politica né dei sindacati. Tuttavia anche oggi, sebbene sia stato elevato a settore economico, non è ancora trattato a pieno titolo come settore industriale, meritevole di un progetto "Turismo 2.0". Gli strumenti programmatici nazionali, quale il nuovo piano strategico del turismo e i programmi regionali sui fondi strutturali, si concentrano esclusivamente sul turismo "fai da te". Quello della ricettività diffusa, delle destinazioni territorio, dei mini attrattori culturali. Mentre ancora oggi e malgrado lo sviluppo di nuove forme di ricettività, tipo Airbnb, le fabbriche del turismo mondiale continuano ad essere gli alberghi, i resort e i villaggi turistici. Gli unici ancora in grado di fare grandi numeri, di creare posti di lavoro e far crescere il Pil. E l'Italia resta l'unico grande paese turistico che non ha una catena alberghiera degna di questo nome. Le destinazioni turistiche nazionali, oltre al turismo di affari, sono sempre tre: mare, monti, città capitali della cultura (Roma, Venezia e Firenze). Alle quali si stanno progressivamente aggiungendo le destinazioni legate a una nuova domanda. Quella delle esperienze legate alle città d'arte, alla natura, all'enogastronomia, eccetera. E tra queste destinazioni c'è anche Napoli, che unisce in sé tre elementi: mare, cultura, esperienze e risorse locali. In questo segmento oggi abbiamo una grande, immediata, opportunità di crescita, che dovrebbe essere colta al volo, determinata dal crollo di alcune destinazioni divenute rischiose: Egitto, Tunisia, Algeria e Giordania. Dal 2010 al 2015 gli arrivi turistici in Grecia sono aumentati del 57,3, in Portogallo del 48,9, contro il 29,5 dell'Italia. Nel Mezzogiorno ci sarebbe mercato per almeno 20, 30 nuovi alberghi e resort turistici, ma chi potrebbe promuovere e favorire un programma del genere? Dal Titolo V della Costituzione alla infausta cooptazione del ministero del Turismo in quello dei Beni culturali, l'Italia ha una governance sul turismo (Mibact, Mise, Enit, Agenzia per la coesione, Invitalia, oltre che Regioni) del tutto inefficace. Il disallineamento tra mercato e programmazione riguarda anche le città. E, purtroppo, anche i Patti per le Città, che avrebbero potuto coniugare riqualificazione urbana e sviluppo turistico. E ciò riguarda anche Napoli, una città vocata al turismo e che dovrebbe recuperare il proprio rapporto con il mare, ma che invece, malgrado gli sforzi del governo, resta ferma tra conflittualità politiche, conservatorismo e progetti sbagliati. Come il nuovo porto turistico di San Giovanni a Teduccio, in alternativa del quale dovrebbe essere creato, come in Costa Azzurra, un sistema di piccoli approdi che riqualifichino la costa e permettano la realizzazione di nuove strutture ricettive in tutto il golfo, da Punta Campanella a Capo Miseno, passando da Mergellina e Bagnoli. All'Assemblea sul Mezzogiorno ci saremmo aspettati qualche proposta in questa direzione. In particolare dal presidente De Luca, che da sindaco di Salerno si era distinto proprio per aver sposato la logica del "progetto di città" rispetto all'astrattezza e inefficacia della programmazione comunitaria.