IL ministero per i Beni culturali, e più precisamente la direzione generale dello Spettacolo dal vivo, ha assegnato ai teatri i fondi per il 2016. E Napoli lamenta, come anche l'anno scorso, una distribuzione dei finanziamenti che premia solo tre teatri in città, e dimentica le numerose altre realtà, grandi e piccole, che rendono vivo il tessuto teatrale napoletano. Sovvenzioni sono andate esclusivamente al Mercadante, che grazie alla qualifica di Teatro Nazionale ha ottenuto 1 milione e 159 mila euro, al Bellini, che incassa 1 milione, ed al Diana che supera i 500 mila euro. «Non hanno ricevuto sovvenzioni - sottolinea Giovanni Pinto - i seguenti teatri napoletani: Augusteo, Cilea, Totò, Sannazaro, Trianon Viviani, Delle Palme, Bracco, Troisi, Elicantropo, Sancarluccio, Nuovo Teatro Sanità, Teatro area Nord, Galleria Toledo e ancora tante altre realtà di esercizio teatrale». È la fotografia di una realtà che mette a dura prova il mondo dello spettacolo, anche alla luce dei ritardi nei versamenti dei contributi che devono arrivare dalla Regione, contributi che ammontano a 6 milioni per il 2014, a 9 milioni e mezzo per il 2015, a 15 milioni per il 2016. Le risorse che giungono da Roma, quelle del Fondo unico per lo spettacolo, sono le uniche ad arrivare in tempi certi. E le imprese che non vi hanno accesso soffrono ulteriormente. Frutto della recente riforma dello Spettacolo, «e nonostante le battaglie fatte in questi anni afferma Pinto - nonostante abbiamo sollevato il caso di realtà importanti che soffocano, non si è mosso nulla. Il Mibact non ha spostato di una virgola le sue decisioni, penalizzando, ancora una volta, i teatri napoletani ». «Penalizzati dalle istituzioni - afferma Caterina De Santis, del Bracco - che mortificano chi come noi opera per la diffusione della cultura partenopea dando lavoro a centinaia di giovani ed operatori del settore. Per di più operiamo in zone disagiate. Ma né Roma ci ascolta né i nostri governanti in Regione ci difendono. Anzi». Sui social network la polemica moltiplica la delusione e la rabbia. «La vergogna è che così i teatri chiudono - afferma il regista Fortunato Calvino -, i medi e i piccoli spazi che sono il sale per le future generazioni». Ed è il regista Gaetano Liguori, patron del Teatro Totò, a parlare di "mortificazione" per una sorta di "non esistere". «Insomma a Napoli il teatro 'vero' - dice - quello che opera in sinergia con i quartieri, quello che avvicina al teatro centinaia di giovani all'anno strappandoli alla criminalità, il teatro che riesce a dare vivibilità a quartieri disastrati, come quello in cui operiamo, che lo illumina con le sue luci e la sua arte» è come non esistesse. Altro capitolo riguarda i finanziamenti alle compagnie. E se per 13 sono giunte delle risorse, almeno un'altra decina resta fuori dai giochi. Tra le imprese di produzione teatrale, incassano oltre 300 mila euro le coop Gli Ipocriti e Teatri Uniti, e l'Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro, 268 mila vanno al Nuovo Teatro srl, poco meno a Gitiesse artisti riuniti.