Il primo errore da evitare, parlando di musei, è immaginare che la materia interessi solo qualche professore, evochi ambienti deserti e polverosi, significhi uno sguardo antico o almeno un po' retrò. Non è così. «La grande rivoluzione dei musei europei» si intitola il libro del museologo Massimo Negri che recentemente è stato presentato a Brescia dall'autore insieme a Luigi Maria Di Corato (direttore di Brescia Musei) e Pierpaolo Poggio (direttore del Musil). Negri dimostra la sua tesi a suon di numeri. Nel 1970 il totale dei musei nel mondo era stimato in 17-18.000 unità. La Francia ne aveva 1.183, l'Urss 1.012, l'Italia 972, gli Usa (i più attrezzati) circa 6.000. Il boom successivo è stato impressionante. La Cina negli anni Cinquanta aveva una trentina di musei (non tutti sopravvissuti alla rivoluzione culturale), nel 2012 ne sommava 3.876. Oggi, nei 47 stati membri del Consiglio d'Europa, si contano circa 40 mila musei mentre negli Stati Uniti ce ne sono 35 mila: un numero superiore a quello di tutti i punti vendita McDonalds e Starbucks del mondo, ha osservato il Washington Post. Alla rivoluzione dei numeri si affianca poi la rivoluzione dei contenuti, dei temi, dei criteri espositivi, dei contenitori architettonici, dei pubblici, delle modalità di fruizione. Ma il dato non cambia: alla ricerca di senso, ruolo, visione del passato e delle prospettive, aumenta il numero di città, aziende, fondazioni, comunità, stati e singoli collezionisti che decidono di creare un museo. E se, come sosteneva il padre della moderna museologia Kenneth Hudson, «ogni museo è un museo di storia sociale», allora in queste istituzioni non si rispecchiano le ossessioni specialistiche di qualche studioso ma la storia e il futuro della nostra civiltà e delle nostre comunità. Proprio per questo il destino dei musei cittadini non è materia da specialisti o da addetti ai lavori ma tema meritevole di un vero e proprio dibattito civile. I nodi principali sono quattro e sono evidenti a tutti: che fare dell'agonizzante Museo di scienze, con che criteri riallestire la Pinacoteca Tosio Martinengo, che ruolo e che destino assegnare a Santa Giulia (completare l'idea di Museo della città di Andrea Emiliani o rivederlo, mantenere uno spazio per le esposizioni temporanee o delegarlo alla Pinacoteca?) e infine che veste fisica e contenuti culturali dare al Museo dell'industria e del lavoro (il Musil). La rivoluzione dei musei, cara a Massimo Negri, passa anche da Brescia. Anche così la città si conferma, o diventa, sempre più europea.