Le Regioni battono cassa: mancano 8 miliardi LA MANOVRA Nel 2006 la manovra correttiva solo per rientrare dal deficit ammonterà a 11 miliardi di euro L'IRAP Il taglio dell'Irap per il 2006 sarà di 2 miliardi di euro e inciderà sul peso del costo del lavoro sull'imponibile LAVORI PUBBLICI II Dpef prevede investimenti in opere pubbliche per 8 miliardi distribuiti sui prossimi tre anni ROMA Nessuna una tantum, nessun condono. Maal ministero del Tesoro stanno studiando un piano per finanziare i nuovi investimenti senza pesare sui conti pubblici, vendendo qualche pezzo del patrimonio dello Stato. II Documento di programmazione economica e finanziaria 2006-2009 spiega che «le vendite di asset del settore pubblico andranno interamente a riduzione del debito o al finanziamento di altri asset strategici». Come è noto infatti le risorse che provengono dalle privatizzazioni di patrimonio mobiliare dello Stato (partecipazioni di società, aziende ecc.) devono andare per legge alla riduzione del debito pubblico. Al contrario le dismissioni immobiliari (come dimostra l'intera vicenda delle Scip e delle cartolarizzazioni) possono essere utilizzate per ridurre il deficit: operazione che tuttavia non potremmo fare nei prossimi due anni, perché si tratta di misure una tantum che la Ue ci vieta e che non verranno considerate valide ai fini della manovra dello 0,8 del prossimo anno. Quale potrebbe essere la via d'uscita? la vendita di pezzi del patrimonio dello Stato che potrebbe servire per finanziare investimenti che comportano una spesa una tantum come una particolare opera pubblica o un investimento nel campo della ricerca. La questione delle una tantum e dei condoni, che lunedì è stata oggetto di tensione tra Palazzo Chigi e il ministro dell'Economia Siniscalco, sembrerebbe rientrata. La formula sulla quale tutti avrebbero concordato è quella di compromesso - citata in passato dal vicepremier Tremonti - per cui le spese straordinarie potrebbero essere coperteconentrate una tantum. Una buona parola è stata messa ieri dal ministro per i Beni culturali Buttiglione secondo il quale il ricorso alle una tantum «non è del nino da condannare». Oggi, con l'intervento di Siniscalco si apre la tornata di audizioni sul Dpef in Parlamento e domani toccherà a Fazio, Confindustria e tutte le altre associazioni. Le commissioni potranno esaminare il Documento fino a martedì 26 luglio: dal 27, infatti, il Dpef approderà in aula. Il tema delle risorse resta in primopiano.11 ministro del Welfare Maroni è tornato sulla questione del costo del lavoro: «Servono quattro miliardi di euro, ho posto il problema nel Dpef e lo posso in Finanziaria», ha detto. Anche le Regioni si preparano ad alzare il tiro: reclamano dallo Stato 8,1 miliardi: si tratta di arretrati che riguardano il periodo 2002-2004 e che attengono per larga parte il Fondo sanitario nazionale (bloccato a causa nella mancata conclusione della verifica tra Stato e Regioni) e in parte più modesta il riparto dell'Iva. Al centro del dibattito delle Regioni, che oggi si ritroveranno in seduta straordinaria a Villa San Giovanni, c'è la riforma della legge 56 del 2000 che ha introdotto il primo embrione di federalismo fiscale e che prevede il passaggio di una distribuzione delle risorse dalla spesa storica (la situazione fotografata al 2001) acriterioggettivi (capacità fiscale, dimensioni e spesa sanitaria) che rischiano di avvantaggiare le regioni più ricche del Nord.