Su Youtube alla metà del 2014 girava una straordinaria ed esilarante parodia sulla situazione dei lavori pubblici e del traffico a Roma, ricalcata sul film "La Caduta", che racconta gli ultimi giorni di vita del Fuhrer. Un generale illustra lo stato dei lavori e dice, "Se tutto va bene nel 2018 riusciamo a finire la fermata San Giovanni della Metro C". "Se tutto va bene?" commenta il Furher, che aggiunge, "Più de 10 anni pe' fa' una fermata?". La risposta del generale, lapidaria, "È difficile. Ogni du metri trovamo un reperto archeologico". L'ironia romana è celebre. Permette di giustificare, trova il modo di alleviare i disagi. Lo ha sempre fatto e continua a farlo. Una sorta di rimedio. Ma la Metro C rischia di tramutarsi in una prova unica. Insuperabile. La metro C rischia di diventare il sogno, forse sarebbe meglio dire, l'incubo, che può portare al collasso la città. Nessuno nega quanto avrebbe potuto giovare alla mobilità romana la realizzazione di una nuova rete metropolitana. Una linea efficace nel percorso, moderna nella tecnologia. Insomma uno strumento per rendere la città meno faticosa. Più vivibile. Per avvicinare al centro le tante conurbazioni che si sono realizzate al di fuori del GRA. Ma la cronaca restituisce un'altra storia. Una storia di spese esorbitanti. Quasi fuori controllo. Una storia di cantieri a disegnare un percorso sbagliato. Cantieri che mortificano pezzi di città. Una storia che ha avuto un suo inizio, ma della quale non è dato conoscere la fine. Anche negli ultimi mesi tante dichiarazioni. Dell'Amministrazione comunale, anzi delle amministrazioni comunali, come dei vertici di Metro C. Il tutto in un pericoloso rimpallo di responsabilità, errori. Ma quel che appare ricorrente è un elemento. La responsabilità di ritardi e costi aggiuntivi, da imputare al rinvenimento di resti archeologici. Opinioni naturalmente. Per i dati, per gli elementi reali, però è sufficiente leggere le relazioni prodotte dall'Anac, l'Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, e gli atti della Corte dei Conti. La realtà è molto diversa da quel che si racconta. "La ricostruzione cronologica della linea metropolitana C delinea un quadro di molteplici comportamenti illegittimi ed illeciti posti in essere dagli attori", a partire dalla gara d'appalto alla cui stipula si verifica la prima anomalia, afferma la Corte di Conti. Ed è la stessa Corte dei Conti che già nel 2012 sottolineava "i costi inaccettabili, quasi triplicati per l'esecuzione di questa importante arteria sotterranea". E un dossier sui ritardi e gli sprechi, preparato poco prima dell'estate 2015 dall'Anac, parlava di costi d'investimento saliti di 700 milioni, a fronte di un ridimensionamento del progetto, 45 varianti, molte introdotte dopo i rilievi archeologici, senza adeguate indagini preventive, mancanza di trasparenza ed efficienza. Un quadro più che fosco al quale va aggiunta l'inchiesta della Procura sui 320 milioni di fondi pubblici regalati alle imprese. Non c'è che dire. Materiale sufficiente per guadagnarsi il ben poco positivo titolo di metropolitana più costosa d'Europa. Una metro che ha il demerito di essere stata disegnata solo sulla carta. Senza tenere in alcun conto la più che probabile presenza di resti antichi e dunque la necessità di realizzare indagini archeologiche preventive. Se la metro C si dovesse interrompere non sarà, come si racconta, a causa de "l'archeologia". Ma dell'incapacità nel progettare, del pressapochismo nel trovare soluzioni alternative. Cantone nella relazione del 2015 diceva che sarebbe stato necessario fermarsi e riflettere. Ed è questo che si chiede alla sindaca Raggi e alla sua giunta. Riflettere per poi decidere cosa fare. Cosa fare della metro che non promette nulla di buono per la città e intanto sta provocando la distruzione del paesaggio lungo via dei Fori imperiali. Sta minando la sicurezza non solo delle strutture antiche, come la Basilica di Massenzio, stretta tra tiranti e impalcature, oppure del Colosseo, come ha sostenuto recentemente il Soprintendente Prosperetti, a dire il vero con un inquietante ritardo. A rischio ci potrebbero essere anche alcuni degli edifici privati e pubblici dell'area. Qui ci sono palazzi che ospitano scuole storiche come la Mazzini e il Cavour, che si riempiono di ragazzi ogni giorno. La speranza che si dica basta, resiste. La speranza che l'amministrazione comunale lo faccia presentando una proposta alternativa seria, cioé realizzabile, non é ancora svanita. Se in queste operazioni sarà realmente coinvolta la città, non verrà realizzata soltanto la promessa partecipazione. Avranno modo di emergere idee, suggerimenti, progetti che finora non hanno trovato ascolto. Materiali che la Città, le sue Università, i suoi comitati e associazioni, insomma le sue diverse intelligenze, hanno continuato a produrre. Nel video-parodia ricordato, il Furher, dopo aver elencato le tante criticità legate al traffico della città, termina con un eloquente, "È un incubo". Ecco, Roma è sprofondata in un incubo. Un incubo dal quale la giunta che governa ha il dovere di tirar fuori la città, valutando, ma senza aver paura. Con capacità. Guidando il processo, insomma evitando le modalità utilizzate per dire di no alle Olimpiadi. Non si tratta solo di scelte responsabili, ma anche di una comunicazione efficace. La città non può solo subire una scelta così importante, deve esserne parte.
Il Fatto Quotidiano
17 Novembre 2016
Roma, la Metro C è un "incubo"
MA
Manlio Lilli
Il Fatto Quotidiano
La costruzione della Metro C a Roma è stata caratterizzata da costi esorbitanti, ritardi e sprechi. La gara d'appalto ha visto la stipula di contratti anomali, mentre gli esecutori hanno trovato resti archeologici, causando ritardi e costi aggiuntivi. La Corte dei Conti e l'Anac hanno denunciato comportamenti illegittimi e illeciti. La Procura ha indagato sui 320 milioni di fondi pubblici regalati alle imprese. La metro è stata disegnata senza considerare la presenza di resti antichi, causando danni alle strutture antiche e minacciando la sicurezza.
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