Squillano le trombe delle istituzioni politiche sotto attacco. Contro il manifesto degli intellettuali ecco quello dei non intellettuali favorevoli a «NAlbero». Ai Mimmi Paladini di Crozza-De Luca non potendo opporre un'invettiva dei non artisti (già tutti impegnati a tenere illuminata Salerno), il governatore ha pensato di rispondere ingaggiando il disturbatore numero uno della pubblica opinione culturale. Torna Vittorio Sgarbi sulla scena dell'arte napoletana, dopo ripetuti tentativi andati a vuoto con Caldoro e Miraglia. Ed è subito un fuoco di polemiche. A quanto pare di capire, infatti, sarebbero da ascrivere alla genialità dello storico indefesso il prossimo arrivo al Madre di una tela di Caravaggio, poi il progetto di una mostra che raccoglierebbe capolavori dal Duecento al Novecento e infine, forse, chissà, la mirabolante esposizione di un Van Gogh. Non disponendo di altri musei se non di quello regionale, che evidentemente ritiene essere un feudo personale, il presidente della Regione Campania si affida all'uomo del destino. E' Sgarbi detto Vittorio la personalità amica a cui passare con fiducia il testimone del suo augusto mecenatismo. Capisco perciò che ai piani alti del Madre museo di proprietà della Regione e da essa finanziata in toto - siano in imbarazzo a fronte di tanto interesse piovuto da palazzo Santa Lucia. Cerchiamo allora di capire quale sia la clamorosa e innovativa proposta del presunto plenipotenziario per l'estetica campana arruolato da De Luca. Napoli, com'è noto, ospita tre importantissimi Caravaggio: la Flagellazione di Cristo a Capodimonte, le Sette Opere di Misericordia al Pio Monte della Misericordia e Il Martirio di Sant'Orsola a Palazzo Zevellos Stigliano. Perché sarebbe un evento natalizio memorabile, attrazione per folle affamate di cultura, la prossima esposizione al Madre dell'Adorazione dei pastori proveniente dal museo di Messina è una domanda a cui nessuno può rispondere con serietà. Dispiace dirlo, ma puntare sul Caravaggio superstar a Napoli, per giunta presepiale, è un ulteriore sintomo di provincialismo. Un minimo di conoscenza del territorio, dei suoi beni artistici, della storia espositiva dei suoi musei sconsiglierebbe di enfatizzare l'evento. Anche se pare che l'eccezionalità annunciata sia nell'idea di mostrare la tela secentesca nel museo d'arte contemporanea, come in futuro si dice verrà organizzata lì anche la rassegna dei capolavori dal Duecento al Novecento. Insomma De Luca, sotto l'egida dell'antimodernista Sgarbi, proclama un radioso avvenire per il Madre, insidiandone forse inconsapevolmente l'identità di museo d'arte contemporanea. Non importa che i grandi soprintendenti napoletani, da Causa a Spinosa, abbiano sperimentato sin dagli anni Settanta i legami e le discendenze tra i linguaggi del passato e quelli del presente, fino a costituire la raccolta del contemporaneo nel museo di Capodimonte, patria della grande arte del passato. E magari De Luca e Sgarbi neanche si avvidero della straordinaria mostra curata nel 1996 da Rudi Fuchs e Nicola Spinosa in quei saloni in cui si confrontarono i Van Gogh, i Nauman, i Malevic, i Kounellis dello Stedelijk di Amsterdam con Caravaggio, Battistello Caracciolo, Luca Giordano. Oppure gli è sfuggito che, prima e dopo, fuori da Napoli, a Parigi e a Londra, grandi mostre degli anni Novanta al Louvre e alla National Gallery si erano proposte il medesimo scopo, cioè di ragionare sulla continuità dell'arte. O che, più recentemente, una mostra alla Galleria Borghese, curata da Ludovico Pratesi, ha creato incontri ravvicinati tra maestri del passato e del presente. Tutto questo per dire che la questione del rapporto intrinseco tra storia e contemporaneità è stata analizzata e accettata ovunque da molti anni, anche perché molti artisti nati nel dopoguerra sono ormai entrati a pieno titolo nella storia dell'arte. Che senso ha oggi bombardare un piccolo e prezioso museo d'arte contemporanea con opere, immagini e progetti minori già realizzati magnificamente nei grandi musei di tutto il mondo, anche quelli napoletani? Quale sarebbe il valore aggiunto, la novità, nel pronunciamento di Vittorio Sgarbi a Napoli? Direi che non è diversa la sua ispirazione da quella dei sottoscrittori non intellettuali del manifesto a favore dell'ebete abéte di De Magistris. Si tratta di farla finita con l'elites degli pseudointellettuali che pontificano sui giornali cianciando di arte e cultura disprezzando il popolo acclamante. Se le installazioni natalizie a Napoli e a Salerno sono giudicate approssimative e di cattivo gusto dai soliti pinguini, non basta insistere e fregarsene. Occorre anche mandare un segnale forte e chiaro che è giunto il tempo di un'autentica rivoluzione culturale e quindi di ridefinire luoghi, persone e pratiche da sostenere. A differenza di de Magistris, sindaco scamiciato con la bandana, in luna di miele con il popolo festante, De Luca è uomo di sistema ruvido, vittima a volte dello spirito di rivalsa, e perciò, io credo, ha convocato a sé Vittorio Sgarbi. Gli serviva qualcuno in grado di minacciare i contestatori tenendo testa al dissenso culturale che accerchia Palazzo Santa Lucia. Presto si accorgerà di aver commesso un secondo errore. Sgarbi non ama e non frequenta gli artisti contemporanei. I suoi proclami svaniranno nel nulla. De Luca non ne avrà vantaggio alcuno. Speriamo che il Madre possa parare i colpi e sopravvivere dignitosamente.
Corriere della Sera
15 Novembre 2016
✓ Entità verificate
Napoli ha già tre Caravaggio. Il quarto è solo provincialismo
ED
Eduardo Cicelyn
Corriere della Sera
Il governatore della Campania, De Luca, ha annunciato un nuovo progetto per il Madre di Napoli, un museo d'arte contemporanea, con l'aiuto di Vittorio Sgarbi, un antimodernista e critico d'arte. Il progetto prevede l'esposizione di capolavori del Caravaggio, ma molti esperti considerano che questo sia un errore, poiché il Caravaggio è un artista del Seicento e non si adatta al contesto di un museo d'arte contemporanea. Inoltre, molti artisti contemporanei hanno già lavorato con opere simili a quelle del Caravaggio in altri musei.
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