L'elefante del Bernini è solamente l'ultimo caso Dalla Barcaccia alla fontana dei Quattro Fiumi Ieri è toccata alla zanna della «Fontana dell'elefante» di Bernini che sorregge l'obelisco di piazza della Minerva al Pantheon «serviranno 1500, 2mila euro per metterlo a posto», spiegano dalla sovrintendenza capitolina. Una cifra abbordabile, un danno limitato per fortuna, che non cambia la sostanza del problema: i monumenti romani sono da sempre obiettivo di vandali. O dei turisti ubriachi, o dei tifosi in vena di festa. Come è accaduto alla fontana della Barcaccia - scolpita sempre del Bernini - di piazza di Spagna nel febbraio del 2015: uno degli scempi più mediatici, perché è accaduto prima di un'importante partita di calcio. I tifosi olandesi del Feyenoord, ubriachi, hanno deturpato la fontana. In tanti con le bottiglie di birra in mano sono saltati dentro il monumento: hanno cantato e ballato, calpestando il marmo antico e prezioso. Quella storia finì bene, diciamo, la fontana fu riparata anche grazie ad i soldi raccolti da volenterosi cittadini olandesi intenzionati a restituire bellezza alla vasca deturpata e onore alla loro reputazione. Ma la Barcaccia fu salvata in parte anche dalle telecamere, che da anni controllano (o dovrebbero controllare) le piazze e monumenti. Occhi digitali sono collegati ad una centrale che avverte immediatamente le forze dell'ordine di danneggiamenti in corso. Una protezione che, a quanto pare, non riesce ad evitare gli scempi, ma solo a limitarne l'entità. Tanto che proprio la scultura davanti a Trinità de' Monti aveva già subito atti vandalici: sette anni prima, con un cacciavite, quattro stranieri si immersero nella fontana per bagnarsi, ma prima la sfregiarono con un cacciavite. Portarono via lo stemma papale che fu restaurato dalla sovrintendenza capitolina. Tra i monumenti più colpiti ci sono proprio le fontane: quella della dea Roma a piazza del Popolo è particolarmente controllata, tre anni fa fu staccato completamente il timone dalla statua che rappresenta il Tevere. I tuffi estivi di turisti accaldati sono un'immagine che sfiora ormai la normalità. Anche la fontana dei Quattro Fiumi a piazza Navona è stata più volte, troppe, colpita. Nel 1997 un uomo si tuffò nella vasca usando come trampolino la coda di uno dei mostri marini, spezzandola. Ma dieci anni prima la stessa fontana fu danneggiata dai partecipanti ad una festa organizzata per l'elezione di Ilona Staller. Il Comune decise nel '97 di aumentare le multe per chi vi faceva il bagno, furono decuplicate nella speranza di fermare i devastatori: passarono da 150 mila lire ad un milione. Ma le immersioni monumentali in realtà non si sono mai fermate. Fontana di Trevi dopo l'ultimo restauro firmato Fendi si può dire tornata come nuova. Ora è sottoposta ad una vigilanza umana e digitale serrata per preservarla da tuffi e danni. Le teste del Pincio sono da sempre obiettivo di oscenità scritte e disegnate, ma il premo al monumento più inciso e rovinato, lo detiene sicuramente il Colosseo. Ogni estate turisti di diverse nazionalità californiani, australiani, russi messicani e irlandesi vengono sorpresi ad scrivere nomi e date sui blocchi dell'Anfiteatro Flavio. Presi dalla sicurezza, portati in caserma dai carabinieri, denunciati, multati. Ma la stagione successiva si ricomincia: cambia la nazionalità, ma non l'atto vandalico. Evidentemente telecamere, denunce e controlli non sono sufficienti.