Un viaggiatore un po' distratto rischia di non accorgersene neanche, che sta calpestando il suolo dela capitale italiana 2016 della cultura. Non ci sono mega-portali a segnare l'eccezionalità dell'evento, né per chi arriva in auto, né per chi scende alla stazione ferroviaria. Mantova racconta sottovoce di aver quasi completato il suo anno da capitale della cultura. Eppure l'anno è andato bene, eccome. In città lo dicono tutti. E più ancora lo dicono le cifre dell'affluenza turistica, che nel 2016 ha battuto tutti i record: solo a Palazzo Te, per dirne una, hanno visto arrivare quasi 220.000 turisti in undici mesi, mentre lo scorso anno non si era arrivati a 150.000. E proprio ieri, dopo la visita del premier Matteo Renzi dieci giorni fa, è arrivato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a rendere omaggio alla città regina della cultura. Lo ha fatto intervenendo al convegno "Città d'arte 3.0", ma visitando anche la basilica di Sant'Andrea, Palazzo Ducale e la redazione della Gazzetta di Mantova, il più antico giornale italiano. L'anno da capitale della cultura è stato insomma un successo, che ha premiato la lunga rincorsa di Mantova . Una rincorsa iniziata nel lontano 2011, quando l'allora sindaco Nicola Sodano, centrodestra, partecipando a una convention dell'Anci a Brindisi, vide lo stand del Comune che si candidava a capitale europea della cultura 2019. «Se lo fanno loro, a maggior ragione possiamo farlo noi» si disse Sodano, che si mise al lavoro. Nel 2013 il dossier era pronto: 80 pagine, prodotte con l'aiuto di Provincia e Camera di commercio. Al centro lo slogan "Mantova, nuova corte d'Europa" e una presidente del comitato promotore con il prestigio di Emma Marcegaglia. Tutto inutile: capitale europea 2019 fu scelta Matera. Altre cinque concorrenti si divisero il nuovo titolo coniato per l'occasione dal Ministero per i beni culturali, di capitale italiana della cultura: l'onore toccò a Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia e Siena. Mantova e le altre trenta candidate, invece, furono "ripescate" per gli anni successivi. A giugno 2015 finalmente una buona notizia: Mantova era entrata nella "short list" delle dieci candidate per il 2016-17. Ma intanto a Palazzo comunale era entrato un nuovo inquilino, il giovane pd Mattia Palazzi, dinamico e ambizioso. «Sono stato eletto a giugno ricorda e dalla precedente amministrazione ho ereditato il preprogetto preparato per la corsa a capitale europea. In tre mesi ne ho cambiato la gran parte, introducendo degli obiettivi che prima non c'erano, obiettivi caratterizzati da un'attenzione molto più forte agli aspetti economici dell'evento. E poi abbiamo inserito 5 milioni di investimenti di recupero del patrimonio artistico e architettonico che non erano presenti in precedenza e che sono stati, a mio avviso, una delle chiavi del nostro successo. Poi abbiamo inserito tutto il filone legato alla innovazione e alla digitalizzazione». A ottobre 2015 arriva il riconoscimento. Ma il Comune aveva fatto tutto da solo? «Tutt'altro risponde Palazzi in quei tre mesi abbiamo anche costituito un tavolo di lavoro, una cabina di regia con dentro l'Università, la Camera di commercio, gli Industriali, i grandi Festival (come quello della Letteratura, ndr) che dipendono da associazioni non collegate con l'amministrazione e così abbiamo cominciato a costruire il panel degli eventi. Alla fine ne abbiamo messi in fila 1.080. Il contributo pubblico a questo programma è importante, oltre alle risorse messe a disposizione dal Comune c'è il milione proveniente dal Ministero. Ma Palazzi ci tiene a sottolineare che altri 3 milioni di euro sono arrivati dagli sponsor. La fetta più consistente è arrivata dall'Eni, alla cui guida nel frattempo è arrivata proprio Emma Marcegaglia: 244.000 euro in dote. Altri main sponsor sono le due fondazioni bancarie: la Cariplo, con 360.000 euro, la Cariverona con 200.000. Monte dei Paschi, Confindustria e Tea (l'azienda pubblica di servizi ambientali) hanno versato 100.000 euro ciascuna. Insomma, la città ha risposto presente. «Io credo che quest'anno abbia mobilitato grandi doti di coraggio in tanti settori della città, sia economici che sociali e culturali». Ma Mantova non viene dipinta come una "Bella Addormentata"? «È un modo di descriverci che era diventato anche un alibi per non fare nulla di nuovo, non cambiare. Invece Mantova s' è riaccesa, ma si può ancora fare di più». È di martedì scorso la notizia che Elton John ha scelto di tenere proprio a Mantova il suo unico concerto italiano del 2017. Un segno del cambiamento?
Modello MANTOVA
Mantova è stata capitale italiana della cultura nel 2016 e ha raggiunto un grande successo, con un aumento significativo dell'affluenza turistica. L'anno è stato un successo grazie alla lunga rincorsa del Comune, che ha lavorato duramente per promuovere la città e attirare gli investimenti. Il sindaco Mattia Palazzi ha cambiato il progetto iniziale e ha introdotto obiettivi più economici e innovativi. Il Comune ha anche costituito un tavolo di lavoro con diverse associazioni e ha messo in fila 1.080 eventi. Il contributo pubblico e privato è stato importante, con 5 milioni di investimenti di recupero del patrimonio artistico e architettonico e 3 milioni di euro provenienti dagli sponsor.
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