PER chi si trova a guidare una macchina poderosa come le Gallerie degli Uffizi, il problema sicuramente più arduo da affrontare è come rispettarne la storia, e come farla rispondere a esigenze nuove, quali i numeri sempre crescenti di turisti. È giusto riconsiderare i criteri storico-artistici che sino ad ora sono stati alla base degli allestimenti, alla luce di nuove necessità di natura sociale, senza che questo automaticamente sia interpretato come una resa al turismo di massa? Anche la museografia più rigorosa può e anzi deve trovare un modo di mettersi al servizio dei visitatori: le sale dei musei non sono solo contenitori inerti o piazze metafisiche, ma vanno concepite come uno spazio da vivere e in cui poter avere un'esperienza culturale. I turisti non sono un nemico da combattere e torturare. Una mentalità ispirata all'accoglienza fu alla base di quanto messo in atto già nel Settecento da Luigi Lanzi, che Pietro Leopoldo d'Asburgo-Lorena aveva incaricato di riordinare la Galleria degli Uffizi: l'intento era quello di dedicarla all'"istruzione pubblica" (1782). Si deve mantenere questo spirito democratico, senza tradire la vocazione didattica del museo, anche ai giorni nostri, sovrafollati e globalizzati. Il cuore del futuro allestimento della Galleria si collocherà, come per il Lanzi, all'interno di un coerente svolgimento storico, anche nel caso paradossalmente più frainteso del nuovo progetto: i tre grandi tra Quattro e Cinquecento Leonardo, Raffaello e Michelangelo, -- saranno riuniti al piano nobile nell'ala di ponente della galleria. C'è chi ha obiettato che questa scelta decontestualizzerebbe le opere dei tre artisti; ma questo si può subito confutare. Facciamo un esempio: Raffaello morto nel 1520 adesso si trova incastrato tra i manieristi di metà Cinquecento. Dunque il visitatore di oggi vede i dipinti dell'Urbinate soltanto dopo aver ammirato Andrea del Sarto, Rosso e Pontormo, in un'inversione inaspettata del tempo che lo riporta all'inizio del Cinquecento. Immaginiamo una lezione di storia dell'arte che si svolga nel museo, così come è adesso, incentrata sullo sviluppo stilistico di Raffaello: si dovrebbe cominciare quindi dalla sala al piano superiore dove sono esposti i dipinti di Pietro Perugino, più strettamente correlati alla prima fase di Raffaello. Poi ci si dovrebbe recare (meglio se ad occhi chiusi, per non confondersi!) nella sala del Sanzio, quaranta vani distante e per giunta al piano di sotto. Ecco: lo scopo del nuovo allestimento è risanare frammentazioni come questa; ma anche, e soprattutto, rimettere in funzione i collegamenti di reciprocità fra gli artisti. Nel caso particolare, sarà rievocata la gloriosa stagione artistica della prima repubblica fiorentina, sotto Pier Soderini, quando tutti i tre i massimi geni dell'arte vissero a Firenze contemporaneamente, ispirando le successive generazioni di artisti, tra i quali appunto Andrea del Sarto, Rosso e Pontormo. Il visitatore dei prossimi anni potrà vedere questi ultimi collocati nella giusta sequenza cronologica, in un percorso didattico che renderà inoltre giustizia ai rapporti di causa-effetto artistici e culturali. E non soltanto la storia dell'arte, ma anche la storia museografica degli Uffizi verrà recuperata, ad esempio ricostruendo nel cosiddetto Ricetto delle Iscrizioni un'intera parete così com'era nel Settecento. Non si potrà nemmeno ignorare o combattere il culto delle opere-feticcio come è venuto a crearsi nei decenni: un museo del XXI secolo deve anzi considerare che per parte del pubblico queste opere-simbolo sono la ragione stessa del viaggio a Firenze. L'importante è sovvertire questo atteggiamento, offrendo accostamenti visivi che stimolino il paragone tra le opere celebri e quelle meno note. Fino a poche settimane fa, l'idea di un sistema nell'appendere i quadri che attivasse la percezione, avviasse una comprensione storica e migliorasse l'esperienza estetica, era solo una speranza molto ottimistica. Dal momento dell'apertura delle sale dedicate a Botticelli abbiamo però avuto la prova sperimentale che il metodo funziona. Per giunta, l'esperienza museale basata sui rapporti visivi tra le stesse opere d'arte, è di una evidenza cristallina, alla portata di tutti, dal professore al turista della domenica, a prescindere dal ceto sociale, dal livello di istruzione, o dal paese di provenienza. Non avrebbe nessun senso suggerire un percorso breve per i "superficiali" e un percorso approfondito per l'élite: le varie possibili categorie sono composte anche di persone che sentono prima la fatica, o che semplicemente hanno male ai piedi, o hanno poco tempo e vogliono vedere solo poche sale; e ci sono, viceversa, persone con più resistenza, interessi specifici e magari anche più giorni di ferie davanti. Il nostro obiettivo è in definitiva quello di offrire libertà di scelta e dosaggi diversificati, senza pregiudizi circa il livello dell'ospite, che uscirà da questa esperienza agli Uffizi arricchito di conoscenza e con un ricordo di bellezza e meraviglia. L'autore è direttore delle Gallerie degli Uffizi
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Il direttore delle Gallerie degli Uffizi propone un nuovo allestimento della galleria, che rispetti la storia e la cultura delle opere d'arte esposte, ma anche tenga conto delle esigenze dei visitatori. Il progetto prevede di riunire le opere di tre grandi artisti del Rinascimento (Leonardo, Raffaello e Michelangelo) in un piano nobile, e di creare un percorso didattico che mostri i collegamenti tra le opere e la storia dell'arte. Il direttore sostiene che il museo deve essere un luogo di apprendimento e di scoperta, e che il visitatore non è un nemico da combattere, ma un ospite che deve essere accogliuto e informato.
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