Intervista al direttore del complesso museale a un anno dalla nomina. «Le critiche? Chi non fa non sbaglia. Ma il 2016 avrà numeri da Celeste Galeria» MANTOVA. Il 2 novembre 2015 Peter Assmann entrava ufficialmente a Palazzo Ducale come direttore del complesso museale. Una doppia novità: si sperimentava l'istituzione dei musei autonomi; in più, Assmann - austriaco, nato in Tirolo e vissuto poi a Linz - rientrava nella pattuglia di nuovi direttori stranieri scelti dal Mibact, non senza polemiche. Un anno è passato, è tempo di bilanci, ma anche di nuovi progetti, che Peter Assmann spiega rispondendo alle domande della Gazzetta. Com'è stato accolto dai mantovani? Ormai a Mantova mi sento a casa, molta gente mi è vicina. Forse non sarà prudente parlare di amicizia, ma credo che sia la parola più adatta. Molte persone speravano in una maggiore apertura del Ducale, in un cambio di sistema. Ritiene che il bilancio di quest'anno sia positivo? Credo di essere dalla parte giusta. Confesso che se, dopo un mese, mi fossi accorto di non essere adeguato al ruolo, avrei lasciato il posto a qualcun altro. Com'è stato il suo approccio all'incarico? Ho voluto mantenere un atteggiamento un po' artistico, creativo, cercando di realizzare qualcosa e non di comportarmi solo come un burocrate. Fin da subito ha detto di volere aprire il palazzo alla città. Un'operazione portata avanti non senza critiche... Il Gran ballo in sala di Manto probabilmente è stato programmato nel periodo sbagliato, con un po' di improvvisazione. D'altra parte, ero appena arrivato e cercavo di inviare un segnale di apertura alla città. La serata ha portato a discussioni e critiche, ma ha anche mosso emozioni. E molta gente da allora si è fatta viva per proporre collaborazioni. Ripeteremo l'iniziativa, ma questa volta in maggio. Le iniziative del 2016 sono state molte, soprattutto quelle legate all'arte contemporanea. Ci sono state, a volte, accuse di scarsa qualità. Cosa risponde? L'arte contemporanea, se non fa discutere, non raggiunge l'obiettivo. Se un'opera è del tutto chiara, non funziona. Sono felice quando l'arte suscita discussioni. Il problema nasce quando le critiche non vengono manifestate a noi, ai curatori o agli artisti, ma affidate solo ai media o ai social network, senza aprire un dibattito. Così, è difficile discutere di arte, è un attacco fine a se stesso. Forse ha ragione il collega James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera, quando dice che la polemica è lo sport preferito dagli italiani. Molte perplessità ha destato la mostra estiva fuori dalla Cavallerizza... Lo so, eppure era l'iniziativa meno invasiva, leggera e poco ideologica. Per di più, era gratuita. Ci sono state critiche, certo, ma cosa si critica? La qualità? E di quali opere in particolare? Ho visto, però, anche persone entusiaste. La mostra su Dürer sembra mettere tutti d'accordo... Fin dal mio arrivo sapevo che, con Mantova Capitale Italiana della Cultura avrei dovuto realizzare un'iniziativa basata su un nome conosciuto, un messaggio legato alla storia dell'arte. Ci siamo riusciti, nonostante molti problemi. Di che genere? Fino alla metà di maggio non avevamo certezze di bilancio, non eravamo in grado di pagare fatture. Abbiamo lavorato al buio. Grazie all'aiuto di numerosi amici a alla scelta di lasciare aperte alcune soluzioni, siamo arrivati alla fine. Devo ringraziare per questo i collaboratori e il personale, a partire da Renata Casarin e Fabrizio D'Amato. Come lavora uno straniero nel "Sistema Italia"? Un po' lo conoscevo, ma non manca di riservare sorprese, in positivo o in negativo. Mi ha colpito una certa mancanza di rispetto. Critiche pesanti che arrivano da persone sconosciute e che poi scopri non avere titoli per pontificare. Ma ci sono anche tante persone che ti sostengono e che ti aiutano, e questo ti apre il cuore. La burocrazia e la politica sono un problema? La politica ha deciso che la strada da seguire è questa: l'istituzione museale deve mantenere uno standard internazionale, ad esempio con didascalie leggibili ed esaustive, come quelle create per la sala degli Arcieri o nella sala che precede la Camera degli Sposi. I rapporti con il personale come procedono? Una trentina ha firmato una lettera fortemente critica... Mi aspettavo problemi di personale mancante e anche di relazioni con chi è cresciuto in un sistema diverso. Quando sono arrivato, ho cercato di capire i desideri del personale, capire cosa si poteva cambiare. Ho proposto un confronto mensile, in alternativa ho chiesto che mi arrivassero proposte. Mi è stato risposto: lei faccia le proposte e poi noi invieremo le nostre critiche. E tutto, infatti, è stato criticato, sembra quasi una sceneggiatura prefissata. Alcuni interventi migliorativi sono stati attuati, ma nessuno si è mai sognato di ringraziare. Certo, non è obbligatorio che tutti pensino allo stesso modo, ma durante gli incontri mi colpisce la veemenza di certe espressioni. I numeri del 2016, comunque, sono confortanti... Probabilmente arriveremo a quota 350mila visitatori, numeri da Celeste Galeria. Un incremento del 30. Ma un museo non è fatto solo di quantità, serve qualità. Credo che al Ducale, sia aumentata, che si sia sulla buona strada per far diventare il palazzo il centro culturale di Mantova, adatto alle famiglie e ai bambini. Con "Segni" questa operazione è cominciata, mi piace vedere i piccoli interessati alla cultura, si accende in loro la fiamma. Mantova potrà ripetere nel 2017 l'exploit di quest'anno? Ne ha le possibilità, ma dovrebbe migliorare sotto alcuni aspetti, dall'accoglienza alberghiera alla disponibilità di parcheggi. Tra i suoi progetti c'era anche l'incremento dei servizi per i visitatori, a partire da ristoranti e bar... Il bar sorgerà al posto dell'attuale biglietteria, ci sarà anche un dehor nel primo cortile. Miglioreranno i servizi igienici. Il ristorante si farà, in piazza Santa Barbara, dove già era anni fa, accessibile dall'esterno, visto che Mantova nel 2017 sarà regione europea della gastronomia. Il grande problema è la gara d'appalto: noi siamo stazione appaltante, ma in questo momento non abbiamo nessuno che sappia come fare una gara d'appalto. Abbiamo chiesto aiuto, la situazione dovrebbe sbloccarsi. Altre mostre in vista? Sempre collegata alla regione gastronomica, ci sarà una mostra sullo spettacolo del cibo, con un taglio storico. Chiarendo, magari, che era impossibile che la giovane Isabella d'Este mangiasse tortelli di zucca, visto che la zucca è arrivata in Europa dall'America. Sono previste collaborazioni con altri musei? Stiamo lavorando in questo senso: sarò presto a Parigi, al Louvre in vista di una mostra su Giulio Romano nel 2018. Presto dovrebbero arrivare ingenti fondi dal ministero. Come verranno utilizzati? Sarà tempo di pensare alla riapertura di altre sale. E poi, ad esempio, per arrivare al secondo piano servirebbe un ascensore. Le facciate che danno sul lago hanno bisogno di interventi. Ci sono i servizi da migliorare. Va ripensato, infine, il sistema di visita: sogno un palazzo nel quale si entra e nel quale il visitatore possa avere a disposizione diverse possibilità, come al Louvre. In sintesi, è soddisfatto del suo primo anno? Chi non fa nulla non sbaglia, ma un detto austriaco spiega che non esiste qualcosa di buono che non sia stato fatto.