Rimessi insieme i pezzi, consolidate le fratture con le resine, rifatte le parti mancanti, le statue di coronamento del duomo restano fragilissime. Non possono tornare là dove sono state sorprese dal sisma nel 1976. All'esterno, il prossimo 6 maggio, saranno collocate le copie che l'artista romeno, Dumitru Joan-Serban, sta realizzando. Gli originali attendono la costruzione del lapidario nell'area adiacente alla cappella di San Michele. Ieri, il parroco, monsignor Roberto Bertossi, il sindaco Fabio Di Bernardo, e il soprintendente alle Belle arti Corrado Azzollini, hanno chiesto ripetutamente alla Regione di finanziare il progetto. «L'esposizione delle 12 statue e la collocazione all'estero delle copie, richiedono un'altra tappa che è la costruzione del lapidario. La progettazione è in corso - ha aggiunto don Bertossi -, ma temo che i catastrofici eventi sismici che hanno colpito il cuore dell'Italia, ci costringeranno a tempi lunghi». Don Bertossi fa bene a prevedere tempi lunghi anche perché la presidente della Regione, Debora Serracchiani, pur approvando l'opera, ha preferito andare cauta sui tempi del finanziamento. Una cosa è certa: le statue non possono più essere esposte alle intemperie. «Queste fratture - ha spiegato il professor Guido Biscontin, dell'università Cà Foscari di Venezia - non si restaurano. Ci dicono che, nel bene e nel male, le sculture non possono tornare fuori». Biscontin è stato colui che ha analizzato gli effetti, davvero disastrosi, provocati dall'incendio doloso sulle enormi sculture d'epoca medievale. Forme passate al setaccio da Maria Chiara Cadore, la studiosa della soprintendenza che delle statue conosce ogni dettaglio. Le sue relazioni sono risultate determinanti anche per i restauratori dell'Esedra, la società che ha effettuato l'intervento, Claudio Di Simone, Silvia Vanden Heuvel, Michela Scannerini, per il rifacimento delle parti mancanti. Ieri, in duomo hanno illustrato le scelte fatte, frutto di confronti costanti con tutti i protagonisti. L'intervento è stato commissionato dalla Fabbriceria del duomo e finanziato dalla Regione.(g.p.)