Due anni dopo l'alluvione le dichiarazioni del sindaco Angelo Zubbani non hanno convinto Legambiente. In un intervento il sindaco ha passato in rassegna gli interventi in corso e quelli previsti dal Masterplan per affrontare il rischio idraulico. Secondo gli ambientalisti, omettendo alcuni interventi prioritari da realizzare nel bacino montano. Con il timore espresso che ci sia la volontà di non portarli a termine. «Lo studio Seminara, infatti, non prevede solo le opere idrauliche citate dal sindaco (galleria di bypass urbano e invasi montani) criticano da Legambiente ma raccomanda anche la sistemazione del bacino montano attraverso un piano di gestione sostenibile delle cave che eviti gli apporti di marmettola e di terre sui versanti; la rimozione dei materiali fini dallo strato superficiale dei ravaneti (poiché tali materiali rendono i ravaneti suscettibili a colate detritiche che riducono la capacità degli alvei sottostanti) e la loro stabilizzazione; il ripristino del reticolo idrografico montano, attraverso l'adeguamento delle sezioni, lo spostamento delle strade di fondo valle che hanno ristretto od occupato gli alvei, la demolizione di manufatti che ostacolano i deflussi e la realizzazione di opere che intercettino l'eccesso di trasporto solido». Il masterplan prevede inoltre il monitoraggio delle effettive portate di piena (installando misuratori di portata), la rivisitazione dello studio idrologico anche alla luce della rimozione dei materiali fini dai ravaneti e del ripristino della loro permeabilità, e uno studio ad hoc per accertare il contributo che i ravaneti così ripuliti potranno fornire all'attenuazione dei picchi di piena. Legambiente si rifà allo studio Seminara, fonte di ispirazione del sindaco. Per gli ambientalisti «lo studio Seminara avverte non solo che la realizzazione degli sbarramenti montani è condizionata alla preventiva attuazione di tali raccomandazioni, ma che da esse dipenderà anche la stabilità nel tempo degli interventi proposti nel tratto da Carrara alla foce. Escludiamo la possibilità che al sindaco possano essere sfuggite queste raccomandazioni. Questa improbabile 'dimenticanza' conferma il giudizio da noi espresso dopo l'alluvione, quando definimmo l'amministrazione comunale una vera e propria "fabbrica del rischio alluvionale", incrementato continuamente sia con i suoi interventi, come la cementificazione dei canali montani e conseguente accelerazione dei deflussi, sia con le sue omissioni: cave invase da fanghi, tolleranza verso lo scarico abusivo di milioni di tonnellate di terre». Le proposte di Legambiente, tenendo conto non solo del rischio alluvionale, ma anche, in una visione sistemica, del piano regionale cave, dei piani attuativi di bacino estrattivo e degli obiettivi del piano paesaggistico, sono ancor più radicali di quelle dello studio Seminara. «Oltre alla revisione dello studio idraulico sostengono da Legambiente prevedono infatti: lo smantellamento integrale dei ravaneti, fino al substrato roccioso , e la loro ricostruzione dopo aver eliminato completamente terre e marmettola stabilizzandoli anche nei confronti di eventi idrologici estremi. Tale intervento è finalizzato al loro sfruttamento come grandi spugne che assorbono le precipitazioni e dunque attenuano i picchi di piena; l'emanazione di una prescrizione "cave pulite come uno specchio" (con la revoca dell'autorizzazione in caso di inadempienza), per non vanificare l'intervento precedente e per proteggere le nostre sorgenti dall'inquinamento da marmettola; la rimozione di tutte le strade di fondo valle (da ricostruire a quote più elevate) e il ripristino degli alvei preesistenti; la demolizione dei canali montani cementificati». I benefici, per Legambiente, si rifletterebbero anche sul mondo del lavoro e non solo sull'ambiente. «È evidente che questa grande opera di vera e rispettosa sistemazione del bacino montano e il mantenimento di un'assoluta pulizia nelle cave comporterebbero anche un consistente e permanente incremento dell'occupazione. La nostra amministrazione comunale non è dunque soltanto una fabbrica del rischio alluvionale, ma è anche priva di un progetto di futuro migliore per la nostra comunità. Crediamo che quando si voterà per il rinnovo dell'amministrazione, anche le proposte qui avanzate, che legano in una visione coerente la sicurezza idraulica, l'occupazione, la legalità e la tutela dell'ambiente, dovranno costituire il punto di discrimine per chi si candiderà a governare Carrara nei prossimi anni», concludono gli ambientalisti.