SOPRINTENDENTE Luciano Garella, piovono critiche sull'albero in arrivo sul lungomare. Quanto le ritiene fondate? «Se quelle critiche avessero qualche fondamento, non avrei approvato il progetto. Per l'ennesima volta la città si trova a commentare qualcosa un po' diverso dal solito brodino e noto che sono gli stessi che non volevano Caravaggio al Quirinale». Che vuol dire? «Che mentre l'amministrazione dello Stato lavora per considerare i processi e gestirli, c'è chi giudica. Le cose buone che facciamo, non vengono mai sottolineate, mentre le cose opinabilmente cattive sono rimarcate e si incontrano sempre gli stessi gruppi di opinione o forse di pressione». Diritto di critica... «La critica ci sta tutta, naturalmente. Ma il fatto è che alcuni, che conosco solo per tabulas, parlano sempre per sentito dire, ancora non si è compreso che il vincolo in generale non è un impedimento a fare, è una garanzia che viene offerta all'amministrazione dello Stato che deve verificare, limare eventuali asperità del progetto. E faccio una riflessione: se fosse stato applicato per molti anni il principio dei signor No probabilmente non esisterebbe la civiltà umana. Come dicevano i miei dirigenti, il vincolo significa governare il processo di cambiamento». Gli strali sono diretti a lei. «Viene citata sempre la soprintendenza perché è un obiettivo facile. Non si cita invece la Regione, che ha espresso parere assolutamente favorevole». A Salerno c'è una ruota panoramica alta 55 metri. Come mai nessuno ha fiatato? «Vede, si tratta di localismi. Mi permetto di dire che dopo la morte di Antonio Cederna non ho più letto un libro di "Italia Nostra", perché ci si è ridotti a un approccio localistico alla materia paesaggio e monumenti. Lo stesso vale per tanti altri: ho risposto anche a una nota sulla democrazia partecipata che qualcuno vorrebbe mettere in campo per il colore di Palazzo Reale». Che ne dice? «Se a parlarne è un professore universitario, possiamo ragionarne. Ma se ne discute qualcuno che esercita un'altra attività, magari stando davanti alla macchina del caffè... è un cittadino a cui va portato rispetto ma non posso tenerne conto. Di facciate di palazzi storici io ne ho fatte 140. Tra le altre, il Senato e il Collegio Romano, sede del Mibact. Se la polemica è solo per affermare la propria esistenza, bene, ma se è costruttiva è meglio. Il resto sono delle interferenze nella quotidianità, nella serenità del lavoro. Quando sono arrivato a Napoli ho visto una città multicolor, le facciate degli edifici o sono gialle o rosse o grigie, forse la città aveva una gamma di colori molto più varia, come appare anche nelle tele. Basta che l'ipercritico che scrive a Franceschini si guardasse una serie di consolidati quadri che raffigurano Palazzo Reale per capire come stanno le cose. In un libro noi giustificheremo tutte le scelte fatte. Un mio amico estraneo alla materia mi ha chiesto: "Perché, avete restaurato Palazzo Reale?". Vuol dire che il risultato è coerente con le attese, la qualità è talmente elevata che non c'è la chiassosità di prima. Consideri che la mano di materia rimossa dalla cortina laterizia è quarzo plastico: non giovava alla conservazione del monumento, non facendolo respirare ». Come risponde a chi critica? «Leggo anche dichiarazioni offensive. Io non mi permetto di esprimere giudizi sulla competenza. Ho un ruolo istituzionale, ma in talune occasioni c'è pura villania. Un anno fa dopo una riunione dell'Osservatorio Unesco la vicesindaca Coccia fu costretta a scrivermi una lettera di scuse visto l'atteggiamento provocatorio della stessa persona che ora scrive al ministro Franceschini su Palazzo Reale. Posso non piacere ma questo è un problema dei singoli, io lavoro come tecnico, per me l'aspetto politico è assolutamente surreale ». Tornando all'albero, i critici temono che si possa venire meno nel rispetto dei tempi di smontaggio? «Il Dpr 139, che parla di strutture smontabili, è chiaro, e la tempistica è estremamente stretta, il 5 febbraio o giù di lì deve andar via. La città molto probabilmente sta vivendo un momento particolare, forse ci si sta affezionando a un gigantismo delle idee, un primato da guinness, insieme a cose, che sono di bellissime, come i concerti per pianoforte in piazza Plebiscito, che rendono più accogliente la città. Bisogna contemperare una cosa e l'altra. Penso che il nostro sia un "occhiuto servizio", dobbiamo governare determinati sistemi, in modo tale che il cittadino possa averne positività e non negatività. Mi duole che a volte a criticare siano persone di assoluta eccellenza, spesso un po' agèe che hanno magari badanti ucraine che firmano per loro. Restai davvero male quando Galasso si oppose al Caravaggio al Quirinale, anche se questo non ha scalfito la considerazione e il rispetto che ho per lui. Il vincolo di Roma, detto "Galassino", l'ho fatto io. Nell'82 facevo sopralluoghi nella pineta di Fregene e denunciavo alla polizia chi tagliava gli alberi. Va ricordato a chi si diletta di localismi ».
Garella: "Siamo tecnici accettiamo le critiche ma non meritiamo villanie"
Il soprintendente Luciano Garella risponde alle critiche sull'albero in arrivo sul lungomare di Napoli. Egli sostiene che le critiche sono fondate solo se il progetto non rispetta il vincolo. Tuttavia, afferma che il vincolo è una garanzia per l'amministrazione dello Stato che deve verificare e limare eventuali asperità del progetto. Garella critica anche coloro che parlano per sentito dire e non si sono informati sul progetto. Inoltre, sostiene che la critica deve essere costruttiva e non solo per affermare la propria esistenza. Il soprintendente afferma che il suo ruolo è quello di governare i processi di cambiamento e di garantire la qualità del risultato.
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