SONO alcuni frammenti che rappresentano scene di assedio, case dipinte con colori sgargianti, paesaggi agresti con un gregge di pecore, alberi e due gemelli che a una prima interpretazione fanno pensare alla storia della fondazione di Roma. Ma gli studiosi sperano di poter rinvenire altri dettagli per avere un quadro più chiaro di quella che nel Trecento era una galleria interamente affrescata, la Grande Sala dipinta, che il cardinale Giovanni Visconti commissionò a un gruppo di pittori nel 1340 per dare un segno di magnificenza al Palazzo Arcivescovile, permettendo così a Milano di competere con Avignone, allora sede papale. Sono lacerti, ma sono comunque affreschi di straordinaria bellezza. Un ciclo di dipinti attribuibile a pittori lombardi che fecero propria la lezione di Giotto nel suo ultimo passaggio a Milano, emerso già all'inizio del Novecento e poi coperti da successivi restauri post bellici, che oggi tornano alla luce grazie a una scoperta del tutto casuale. I disegni, infatti, sono riaffiorati grazie (è il caso di dirlo) a una perdita d'acqua negli appartamenti del cardinale Angelo Scola, dovuta a un canale di gronda ostruito. L'umidità passata nel muro di mattoni ha lasciato fiorire la superficie a tempera, portando così alla luce una prima figura femminile. Da quell'indizio sono partiti i lavori di consolidamento, restauro e studio svolti in collaborazione dall'università Cattolica con il professor Marco Rossi e dall'ateneo di Losanna, con la professoressa Serena Romano, grazie ai finanziamenti di Intesa Sanpaolo. Un lavoro certosino, in condizioni talvolta difficoltose visto che una parte dei dipinti si trovano sulle pareti di un sottotetto e per raggiungerli è necessario procedere carponi. «Gli studi dei nuovi brani del dipinto che sono emersi di recente sono appena iniziati commenta Marco Rossi, docente di Storia dell'arte medioevale alla Cattolica , ci auguriamo in futuro di poter trovare altro ». «Una scoperta straordinaria spiega Antonella Ranaldi, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio, che ieri ha presentato il ritrovamento nella sala di Palazzo Litta di bellissimi affreschi la cui presenza ci era in parte sconosciuta e mostrano un'importante eredità di Giotto a Milano. Ma dimostrano anche che la città era al passo con i tempi già nel Trecento, per non dire addirittura avanti ». Nascosti all'interno degli appartamenti del vescovo, gli affreschi non sono visitabili per ovvie ragioni. Ma data l'importanza della scoperta la Cattolica, in collaborazione con lo spin-off del Politecnico di Milano Thingk e grazie a un finanziamento di Fondazione Cariplo, ha realizzato una piattaforma digitale (www.milanoaugmentedidentity. it) dove da oggi si potranno ascoltare le interviste ai protagonisti del restauro e vedere le immagini degli affreschi. «Attraverso la tecnologia conclude l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno chiunque potrà accedere a un nuovo patrimonio artistico-culturale della nostra città. Se ben utilizzata la tecnologia può essere un grande alleato alla diffusione della cultura».