IL MURO di Ponte Lucano potrebbe, entro sei mesi, essere abbattuto del tutto o più verosimilmente abbassato dai tre metri attuali ad un metro e cinquanta. Le proteste dei cittadini e degli ambientalisti, il richiamo dell'architetto Costantino Centroni responsabile fino a qualche mese fa della soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Lazio e la presa di posizione del sottosegretario ai Beni Culturali, Nicola Bono, oltre agli interventi della Amministrazione di Tivoli, sembrano essere approdati ad un risultato. Il «muro della vergogna», come viene definita la costruzione in cemento armato che chiude alla visuale non solo il mausoleo dei Plautii ma anche il ponte romano, ha una soluzione alternativa secondo quanto emerso dall'ultima riunione del tavolo tecnico di cui fanno parte l'Ardis (l'Agenzia regionale per la difesa del suolo), il Comune di Tivoli, la Soprintendenza e gli esperti incaricati di studiare il caso. Per ridurre la portata dell'impatto ambientale del muro, porre al tempo stesso in salvaguardia gli argini e evitare le esondazioni ad ogni temporale il progetto è quello della bonifica del fiume: l'uovo di Colombo sotto il naso di tutti, da tempo. Che nel letto del fiume arrivasse di tutto e di più, e non solo con le piene era ed è una realtà verificata anche dai dragaggi, effettuati più volte, che hanno riportato è riportano in superficie tutto ciò che concorre all'innalzamento dell'alveo del fiume. Ad iniziare dagli scarti delle lavorazioni delle aziende del travertino fino a relitti di travertino anche di notevoli dimensioni che, come ha spiegato l'ingegner Roberto Guercio dell'Università La Sapienza e dell'Autorità di Bacino, incaricato dall'Ardis di realizzare uno studio e un progetto di intervento, «comportano la discontinuità nel profilo del fiume. La corrente rallentata dai relitti impedisce al fiume - afferma l'ingegnere - come avviene di solito naturalmente, di raggiungere il suo livello di equilibrio». Per questo si provoca nel tempo l'innalzamento. Le vecchie immagini del ponte, infatti, dimostrano che il livello dell'acqua era notevolmente inferiore. «L'intervento di bonifica, perciò, e l'asportazione dei relitti permetterà un abbassamento del letto di circa due metri e al fiume di ritrovare la propria naturale pendenza di equilibrio». Soddisfatto il smdaco Marco Vincenzi «perché se i tempi saranno rispettati si arriverà a breve a una soluzione che risolve tutti i problemi: sarà salvaguardata la sicurezza di quanti vivono e lavorano in quella zona, saranno evitate le esondazioni del fiume e sarà ridotto pressoché a zero l'impatto ambientale».