I Comuni dell'entroterra elencano i danni post-sisma e chiedono aiuto alle istituzioni superiori per portare avanti le verifiche sugli immobili, che altrimenti con le proprie, limitate risorse (si tratta di enti che hanno in organico pochissimi tecnici, se non addirittura uno solo) non ce la farebbero mai a smaltire. Centinaia le persone sfollate e, in molti centri, il patrimonio edilizio è compromesso al 70 per cento. «Abbiamo bisogno di tecnici per verificare l'agibilità degli edifici», è l'appello dei nove sindaci che ieri mattina si sono riuniti al consorzio Bim. I primi cittadini chiedono di essere ammessi nell'area del cratere per la quale, dopo il terremoto del 24 agosto, è stato dichiarato lo stato di emergenza. Castel Castagna, Campli, Isola del Gran Sasso, Colledara, Tossicia, Fano Adriano, Castelli, Torricella e Pietracamela: questi i Comuni presenti all'incontro. Rosanna De Antoniis, sindaco di Castel Castagna, racconta: «Abbiamo 10 ordinanze di inagibilità, il centro storico è chiuso dal 24 agosto, tutte le chiese sbarrate e siamo in attesa di verificare lo stato dell'abbazia di Santa Maria di Ronzano». Il sindaco di Campli Pietro Quaresimale parla di 140 sfollati, chiese e museo archeologico fuori uso, sede del municipio parzialmente inagibile, 8 plessi scolastici in attesa di verifiche e il vecchio ponte di Nocella danneggiato con un percorso alternativo più lungo di 5 chilometri. Situazione critica anche ad Isola: «Ci sono 33 famiglie sfollate e altre 20 si trovano nei Map dal 2009», spiega il sindaco Roberto Di Marco, «inagibili centro storico e chiesa madre, e sicuramente non riapriremo la scuola media, per la quale stiamo cercando un'alternativa. Le altre invece necessitano di sopralluogo. Anche il municipio è lesionato, i dipendenti lavorano solo al piano terra. Abbiamo inoltre una tendopoli a San Gabriele per 200 persone, ma abbiamo bisogno di una struttura più adatta all'inverno». Interviene anche il primo cittadino di Colledara, Manuele Tiberii: «Ho 124 sfollati, nel 2009 ne contavamo 80; tre zone rosse e la frazione di Villa Ilii totalmente chiusa». A Tossicia il sindaco Franco Tarquini denuncia 105 strutture compromesse, 30 persone in strutture alberghiere e 25 famiglie in autonoma sistemazione. «Siamo in ginocchio, anche per il mancato trasferimento delle somme dovute dallo Stato per i comuni del cratere del 2009, ferme al 2014, che rende difficile la chiusura del bilancio». Adolfo Moriconi di Fano aggiunge: «Il nostro territorio è abitato per l'80 per cento da non residenti e temiamo che non tornino più, anche perché molte attività sono inagibili. 11 le ordinanze di evacuazione emesse». A rischio desertificazione anche Castelli, il borgo della ceramica, come dichiara il primo cittadino Rinaldo Seca: «Il centro storico è quasi interamente zona rossa, ci sono 50 sfollati in strutture ricettive e tre punti di accoglienza. L'istituto d'arte non ha avuto lesioni, ma temiamo che il borgo scompaia perché i ceramisti non hanno quasi più bottega». Oltre ai notevoli danni (243 sfollati , 110 famiglie con abitazioni inagibili, 9 chiese e 8 attività chiuse) il sindaco di Torricella Daniele Palumbi denuncia i tentativi di furto e sciacallaggio. Infine interviene il sindaco di Pietracamela Michele Petraccia: «Da noi una ventina di persone dormono fuori casa e ci sono peggioramenti su edifici già danneggiati».
TERAMO - I sindaci dei piccoli comuni Se non ci aiutano qui è la fine
I nove Comuni dell'entroterra del cratere del terremoto del 24 agosto si sono riuniti al consorzio Bim per discutere dei danni post-sisma e chiedere aiuto alle istituzioni superiori. I Comuni hanno presentato le loro richieste, tra cui la necessità di tecnici per verificare l'agibilità degli edifici, la chiusura del centro storico e la ripresa delle attività scolastiche. I sindaci hanno anche denunciato la situazione critica delle strutture abitative, con 243 sfollati, 110 famiglie con abitazioni inagibili e 9 chiese chiuse. Inoltre, hanno parlato dei problemi di desertificazione e dei tentativi di furto e sciacallaggio.
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