La chiesa dei Banderesi, quella intitolata a Sant'Urbano, la più grande del paese, dove avvengono le cerimonie più solenni e di richiamo per il popolo, è stata chiusa. La chiesa simbolo del paese ha tenuto duro ben sette anni, dal sisma del 2009 che colpì L'Aquila. Aspettava i lavori di messa in sicurezza che non sono mai arrivati e domenica scorsa, con la scossa delle 7.40 ,le crepe si sono fatte più profonde e vistose e sono caduti dei calcinacci. Ma non basta, al cimitero, la chiesa dell'Assunta, chiusa da anni, è venuta ancora giù e rischia di sgretolarsi irrimediabilmente. «La chiesa di Sant'Urbano è stata chiusa per motivi di sicurezza- spiega il primo cittadino Gianluca De Leonardis - stiamo sollecitando la Sovrintendenza dei beni culturali affinchè venga sbloccato l'iter per l'inizio dei lavori». Già perché sono già stati stanziati i due milioni che occorrono per rinsaldare la chiesa che vanta la Porta Santa nella cripta di Sant'Urbano, a cui segue la cerimonia delle entrate per lucrare l'indulgenza plenaria del 1801 rinnovata nel 2011 da Papa Benedetto XVI, e che viene aperta ogni anno il 24 maggio in occasione della festa dei Banderesi, la kermesse ultrasecolare che vanta il riconoscimento dell' Unesco. «L'obiettivo è che la Sovrintendenza inizi i lavori il prima possibile - continua De Leonardis che tocca un altro tasto dolente, quello della chiesa dell'Assunta al cimitero - successivamente agli altri crolli ho dovuto chiudere l'entrata principale del cimitero e alcune cappelle private sono irraggiungibili. Abbiamo fatto richiesta al Cor, il Centro operativo regionale, del Gts, il Gruppo tecnico di supporto per valutare le soluzioni di messa in sicurezza della chiesa e dell'entrata principale del cimitero». «La storia della chiesa di Sant'Urbano affonda le sue radici nel Medioevo ed è stata già colpita duramente dal terremoto del 1703 e del 1933, rappresenta il gioiello fondamentale del paesaggio urbano di Bucchianico - spiega l'architetto Giuliano Di Menna che aggiunge - gli eventi sismici che si stanno ripetendo fanno finalmente rendere conto della vulnerabilità del nostro patrimonio religioso e architettonico. Basta con le emergenze occorre una sicurezza preventiva».