Le ultime scosse potrebbero aver peggiorato le crepe in molti punti. Serve un monitoraggio SAN GIULIANO TERME. Dopo il terremoto di sabato 29, con epicentro a Vecchiano e magnitudo 2.8, i tecnici comunali hanno effettuato dei controlli sulla stabilità delle scuole. Ma anche l'Acquedotto Mediceo avrebbe bisogno di qualche monitoraggio. A questo proposito, Cristiana Torti, docente di Storia del patrimonio industriale e Storia dell'ambiente e del territorio e vicepresidente del corso di dottorato in Storia e Orientalistica all'Università di Pisa, non ha dubbi. «Passeggiando sulla via pedonale accanto all'acquedotto, ho notato che alcuni dei 954 archi del monumento hanno grosse spaccature e le strutture presentano palesi spostamenti e visibili disconnessioni - afferma la studiosa -. Una serie di archi sta ruotando e presenta una pendenza preoccupante». In effetti sono diverse le arcate con grosse crepe ben visibili, soprattutto nel tratto compreso tra via Puccini a Ghezzano e via sant'Elena ad Asciano. «Sorvolo sulle centinaia di segnalazioni fatte al Comune, sulle decine di tavoli culturali e anche sui vari programmi elettorali dei sindaci. Credo che ci sia un pericolo reale, anche per chi percorre a piedi e in bici il percorso - aggiunge Torti -. O vogliamo aspettare che succeda come al viadotto?». La docente si riferisce al crollo del cavalcavia, avvenuto a Lecco la scorsa settimana, causando la morte di una persona e il ferimento di cinque. L'Acquedotto Mediceo - lo ricordiamo - fu costruito tra il 1588 e il 1613 dal granduca Ferdinando I de' Medici e dal suo successore Cosimo II per portare l'acqua "bona" dei Monti Pisani alla città della Torre. La storica condotta sopraelevata, lunga circa sei chilometri, congiungeva il bottino di San Rocco di Asciano a piazza delle Gondole, dove un sistema di tubature sotterranee distribuiva l'acqua al centro storico pisano. L'acquedotto è in disuso da decenni ed è proprietà del Comune di Pisa, nonostante attraversi principalmente il territorio sangiulianese. Come documentato dal Tirreno ad aprile, la struttura versa in stato di degrado in più punti: mentre alcune parti sono circondate da arbusti e sorrette da impalcature, altre sono crollate sotto il peso dei secoli. Il tratto più precario si trova nei pressi di via Sant'Elena ad Asciano: il monumento ha una pendenza impressionante e rimane in piedi solo perché sorretto da tiranti di acciaio e blocchi di cemento. A questo proposito, Marta Ciafaloni, architetto della Soprintendenza di Pisa, disse che il consolidamento complessivo del monumento non è più rinviabile. «Non è una struttura in buone condizioni, è evidente che bisognerebbe intervenire - aveva affermato -. La valorizzazione dell'Acquedotto Mediceo dovrebbe essere un importante obiettivo del territorio, a livello locale e regionale». Il condizionale è d'obbligo perché nonostante i proclami politici niente è stato fatto finora. Gli ultimi interventi per scongiurare crolli risalgono al 2014. Poi più nulla. A luglio la parte superiore di un arco, situato a 500 metri (direzione Lungomonte) dall'incrocio tra via dei Condotti e via Puccini, si sbriciolò. Le pietre furono rimosse per precauzione e il Comune di Pisa assicurò che sarebbe intervenuto per ripristinarle appena le condizioni meteo lo avrebbero consentito. All'epoca, infatti, si parlò di una dilatazione termica in corrispondenza di una fessura. Ad oggi, non è stato effettuato alcun intervento di ripristino: viene spontaneo chiedersi se le ultime scosse abbiano inficiato la stabilità dell'arcata, crepata in più punti. Il complesso monumentale non è solo sollecitato dalle condizioni meteo, ma anche dalle vibrazioni causate dal traffico veicolare.
PISA - Il terremoto mette a rischio l'acquedotto
Riassunto in 200 parole:
Il terremoto del 29 settembre ha potenzialmente peggiorato le crepe nell'Acquedotto Mediceo a San Giuliano Terme. I tecnici comunali hanno effettuato controlli sulla stabilità delle scuole, ma l'Acquedotto Mediceo avrebbe bisogno di monitoraggio. Cristiana Torti, docente di Storia del patrimonio industriale e Storia dell'ambiente e del territorio, ha notato che alcuni archi presentano spaccature e strutture con spostamenti e disconnessioni. La studiosa ha anche segnalato che alcune arcate hanno grosse crepe ben visibili, soprattutto nel tratto compreso tra via Puccini a Ghezzano e via sant'Elena ad Asciano.
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