architetto - Napoli Leggo con rabbia e con infinita tristezza che parte dei 308 milioni del così detto " Patto per Napoli", firmato il 29 ottobre scorso dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal sindaco Luigi deMagistris, sono destinati alla demolizione di tre Vele di Scampia e alla ristrutturazione della quarta ( per farne cosa?), quelle che erano scampate alla furia demolitrice dei sindaci Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino. Sin dagli anni 90 un gruppo di noi (Vera Lombardi, Aldo Masullo, Antonio Iannello, Gerardo Marotta, Giovanni Bisogni, Raffaele Bertoni, Raffaele Raimondi , Giuseppe Galasso, Franco Tortorelli, Aldo Loris Rossi, Massimo Rosi, Alberto Izzo, Camillo Gubitosi), pur convinti del loro riuso a funzioni abitative come altri edifici similari realizzati in mezza Europa, avevamo proposto di recuperarle per destinarle a funzioni terziarie: centri commerciali, sanitari e sociali, studi professionali, uffici e assessorati comunali, biblioteca e case dello studente. E con un Agorà, attrezzato con un cinema-teatro, un bar, un ristorante, boutiques, filiali bancarie, un ufficio postale, un posto di polizia e una discoteca per richiamare a Scampia utenze extra-quartiere. Anche la soprintendenza ai Beni architettonici aveva manifestato l'intenzione di inserire le Vele nei beni culturali da tutelare. Ma è prevalsa l'opinione di quanti le avevano assunte come simbolo del degrado urbano e ne chiedevano la cancellazione dal panorama cittadino. Paolo Cirino Pomicino e Umberto Ranieri tra i più accaniti sostenitori della "invivibilità di questi inferni abitativi", con l'appoggio di certi giornalisti schierati a favore del piccone demolitore. Nel prendere atto della decisione dell'amministrazione comunale voglio richiamare l'attenzione della stampa, e, tramite essa, del mondo culturale e della opinione pubblica, sulla necessità di un concorso internazionale di progettazione per avvalersi della fantasia e del talento degli architetti di tutto il mondo. È interesse della città che l'eleganza delle "Rolls-Royce" di Franz Di-Salvo non sia sostituita con la rozzezza delle "Trabant" dei tecnici comunali.