LA NOTIZIA che Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica siano state recentemente inserite nella lista dei luoghi dichiarati dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità, dovrebbe fare rinsavire i fautori del cosiddetto "progresso" e convertirli alla causa dell'Ambiente. Con ben cinque siti nella lista (gli altri quattro sono la Villa del Casale di Piazza Armerina, il Barocco della Val di Noto, le isole Eolie e la Valle dei Templi di Agrigento), fra le regioni italiane la Sicilia oggi è seconda solo alla Toscana, che ne ha già visti riconoscere sei. Mozia e le Saline di Trapani, le Madonie e la Rocca di Cefalù, il parco archeologico di Selinunte con le Cave di Cusa e il Santuario della Malophoros: itinerari splendidi, tutti straordinariamente paesaggistici, fra archeologia e natura. Eppure gran parte della Sicilia occidentale non è stata ancora inserita nella lista dell'Unesco. L'Italia, a quota 40, è nel mondo la nazione che può vantare il maggior numero di luoghi che hanno ottenuto l'ambito riconoscimento. Con i pragmatici incalliti è però inutile sottolineare l'importanza, anche economica, di questo primato. Il turismo di qualità, che è l'unico che val la pena di coltivare, è da tempo abituato a considerare lalistadell'Unesco come linea guida privilegiata per girare il mondo. Tutte sciocchezze per i pragmatici, il cui rinsaviineiito è molto improbabile; essi rimarranno comunque scettici davanti a notizie di questo tipo, nella loro concezione della vita esistono solo palazzi, strade, ponti e ciminiere. Non suggeriscono loro proprio nulla il silenzio della natura e il fascino della storia, che rimangono per essi Regno dell'Ignoto, e che di conseguenza hanno il potere di renderli vagamente nervosi. Ciechi e sordi alla musica dell'universo, sembrano smentire i celebri versi danteschi, intenzionati come sono a continuare imperterriti a "viver come bruti". Se negli anni'60 ci additavano le raffinerie di Gela e Priolo, adesso è il turismo ad essere spesso invocato come il deus ex machina che permetterà un giorno alla Sicilia di uscire dal suo perenne stato di precarietà esistenziale. Purtroppo anche questa risorsa, se non ben gestita, può risultare altamente inquinante. Inquinamento culturale e antropologico grave, spesso irreparabile, di cui proprio il turismo è spesso responsabile in tutto il mondo: bancarelle di paccottiglia immonda sommergono i paesini, un tempo incantevoli, della Cornovaglia, pub inglesi punteggiano la Costa Brava, McDonald's si affacciano ai margini dei deserti. Il pianeta è pieno di posti che hanno ormai perso tutta la loro identità originaria per adattarsi fino allo stremo ai supposti desideri di vacanzieri che, guarda caso, si assomigliano tutti fra loro a qualunque nazionalità essi appartengano. Maèl'offertachege-nera la domanda: se a queste stesse persone si offrisse la qualità culturale, essi saprebbero molto probabilmente apprezzarla. Welcome cocktail: «Deve essere roba da mangiare» spiegava alla moglie uno degli anziani partecipanti a un'escursione, leggendo e storpiando quelle strane parole sul depliant di una gita organizzata dalla sua parrocchia. Similmente altre due parole oggi molto in voga, manager o marketing, sono state comunemente interpretate come "Deve essere roba per fare soldi". Ma in realtà il loro significato, ancora misterioso per tanti, è molto più complesso: il marketing è una vera scienza in cui si deve fare uso di una buona dose di matematica e di statistica, e un vero manager deve saper programmare, prevedere, regolamentare, tutte capacità in cui i siciliani non hanno mai brillato, e che è invece proprio ciò di cui il turismo oggi ha bisogno. Non siamo turisti, siamo viaggiatori: così la protagonista del Té nel deserto mette va le distanze fra le proprie ansie di conoscenza e le sbirciate superficiali di chi gira in tondo a vuoto. Anche qui da noi solo il calendario potrebbe un giorno suggerire a questo tipo di turisti dove si trovano in quel momento: è martedì, dobbiamo essere in Sicilia. Un pericolo reale, che l'inserimento nella lista dell'Unesco dovrebbe contribuire a scongiurare almeno nei siti selezionati.
L'UNESCO E LA LEZIONE DI SIRACUSA
La Sicilia è stata inserita nella lista dei luoghi dichiarati dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità, insieme a cinque altri siti italiani. La regione ha ben cinque siti riconosciuti, tra cui la Villa del Casale di Piazza Armerina, il Barocco della Val di Noto e le isole Eolie. La Toscana è la regione italiana con più siti riconosciuti dall'Unesco, con sei. La lista dell'Unesco è considerata una linea guida per il turismo di qualità. Tuttavia, il turismo può anche essere inquinante e alterare l'identità dei luoghi. Alcuni esperti sostengono che il turismo dovrebbe essere gestito in modo sostenibile per non danneggiare la cultura e l'ambiente.
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