Cerimonia nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio con tutti i volontari che nei giorni successivi all'Alluvione del 4 novembre arrivarono in città da tutto il mondo. Il consiglio straordinario con il sindaco Nardella apre le celebrazioni dell'anniversario La riapertura del Lungarno Torrigiani Il Capo dello Stato è stato accolto dagli applausi dei fiorentini sul Lungarno Torrigiani. Ripristinato dopo la voragine apertasi nel suolo il 25 maggio scorso. E riaperto al pubblico dopo poco più di cinque mesi di lavori.- Mattarella è giunto sul lungarno sul lato opposto a quello sul quale sorge la Galleria degli Uffizi, insieme al sindaco Dario Nardella e al ministro per i beni culturali Dario Franceschini. Ha salutato le persone che lo attendevano e ha stretto le mani agli operai che per mesi hanno lavorato al cantiere, intrattenendosi con loro. Ci ha ringraziati per il lavoro fatto», ha spiegato uno di loro. Il Presidente della Repubblica ha poi voluto stringere le mani delle persone a lui più vicine assiepate sul Lungarno Torrigiani. Il ritorno del Vasari Tra i tantissimi eventi in programma il 4 novembre anche il ritorno dell'Ultima cena, il capolavoro di Giorgio Vasari restaurato dall'Opificio delle Pietre dure di Firenze, che è tornato nella basilica di Santa Croce. Il dipinto, realizzato nel 1546 per il refettorio delle Murate e poi trasferito a Santa Croce alla fine degli anni Cinquanta, rimase sommerso da acqua e fango nel corso dell'alluvione del 1966. E proprio lo stesso giorno è stato riportato nella naturale sede. Presente al «sollevamento» dell'opera anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La giornata era iniziata con un consiglio comunale straordinario la cerimonia nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Dove sono tornati centinaia di «Angeli del fango», i volontari che arrivarono nella città devastata dalle acque dell'Arno per aiutare la popolazione e salvare il patrimonio culturale pesantemente ferito dall'alluvione. Un ricordo corale, con moltissime testimonianze, e gli interventi anche dell'Ambasciatore Usa John Phillips, che ha annunciato che il presidente Obama, finito il mandato, visiterà presto l'Italia e la stessa Firenze, «il luogo che più ama» del nostro Paese, come ha confessato lo stesso Obama nell'ultima visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Washington. Presenti molti giovani di allora, oggi con i capelli bianchi: i veri protagonisti della giornata. Lo studente universitario partito dall'Inghilterra che si trovò a pulire i capitelli dalla nafta, il boyscout napoletano che con altri 100 «rover» si precipitò a Firenze. Il militare di leva che, perso nella città nella quale era difficile persino attraversare i quartieri, finì alla Nazionale e cominciò a passare i libri via dalle cantine. O i due giovani di Forte dei Marmi che allestirono una colonna di mezzi per arrivare in città, si fermarono a San Donnino e salvarono le suore di un convento con i pattini. Un saluto del presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi ha concluso la cerimonia. Renzi ha rivolto un appello a tutto il Paese: «Per uscire dalla fase della difficoltà, serve l'entusiasmo che caratterizzò quel '66 devastante». Ma ancora oggi l'Arno non è in sicurezza. Lo stesso Renzi ha ricordato i finanziamenti (circa 180 milioni, di cui 45 dalla Regione) che serviranno per completare le casse di espansione nel Valdarno Fiorentino e innalzare la diga di Levane per far diminuire il rischio alluvioni.