Gli Emirati Arabi ci hanno visto lungo, già nel 2011 a Sharjah l'Emiro Al-Qassim tagliava il nastro della nuova sede dell'Iccrom, il Centro Internazionale di Studi per la Conservazione e il Restauro del Beni Culturali, fondato per decisione dell'Unesco nel '56 a Roma, che rischia di essere trasferito in un altro Paese perchè il governo italiano non lo paga. «È una sede bellissima, evidentemente l'Emiro, che ha già stanziato 7 milioni di euro per la formazione dei restauratori, ha capito quanto potrebbe contare l'impegno dell'Iccrom in una futura ricostruzione dei Paesi arabi coinvolti nella crisi», spiega il direttore generale Stefano De Caro, che lamenta i mancati sforzi dell'Italia per tenersi in casa il Centro che vanta una formazione e un network immenso di professionisti del restauro dai 135 paesi aderenti; già l'8 novembre il consiglio potrebbe decidere di trasferire la sede, eppure basterebbe contribuire con 500 mila euro all'anno, per restare nella Capitale. «L'Iccrom deve stare in Italia perchè qui c'è l'eccellenza e la tradizione del restauro, per questo le Nazioni Unite scelsero di aprire i battenti a Roma, che è un polo per gli studiosi da tutto il mondo: d'altra parte la storia dell'arte se l'è inventata un tedesco, Winckelmann, a Roma». Il grido di dolore di De Caro, ferito dal fuoco amico, si riassume in «non possiamo farcelo sfilare». Ma non è soltanto una questione di orgoglio patriottico, perchè conti alla mano, lottare e pagare per tenersi l'Iccrom conviene. «Il Centro è una risorsa economica per il Paese - assicura la direttrice amministrativa canadese Sophy Janowski - porta al sistema 5 milioni di euro all'anno. È' una follia rinunciarci, e adesso basta un soffio per togliercelo». Un soffio di 10 milioni. È questa la cifra necessaria per accogliere l'Iccrom. «Nulla per un grande paese che aspira all'eccellenza», chiude Janowski. Nella mensa dell'Istituto ci sono le foto dei corsi, anche quelli contro le catastrofi. «Proprio in questo momento, con i terremoti, sembra ancor più assurdo rinunciare alla sede italiana - dice il restauratore Roberto Nardi -. L'Iccrom è l'unica istituzione che possa essere una guida, indicando come e dove andare».
ROMA-"L'agenzia Onu per il restauro deve restare in Italia"
L'Istituto Centrale per il Restauro (Iccrom) è una sede dell'Unesco a Roma che rischia di essere trasferita in un altro Paese a causa della mancanza di contributi finanziari dell'Italia. Il direttore generale Stefano De Caro lamenta i mancati sforzi dell'Italia per mantenere la sede, che è una risorsa economica per il Paese, portando 5 milioni di euro all'anno. L'Iccrom è una istituzione importante per la conservazione e il restauro dei beni culturali, e la sua perdita sarebbe un colpo per l'Italia e per la comunità internazionale. Il governo italiano non ha ancora contribuito con i 500.
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