La notizia della decurtazione di fondi assegnati al Maggio dei Monumenti si può liquidare come l'ulteriore manifestazione delle difficoltà finanziare in cui sono costretti a muoversi gli Enti locali, ormai da alcun anni, e di cui tutte le polemici dei giorni scorsi in merito a presunti tagli, in sede di bilancio comunale, al le voci di spesi inerenti il comparto della cultura, ne rappresentano i naturali corollario. Semmai, l'avvilimento riguarda il fatto che (come i d'altronde logico che avyengì quando la spesa corrente assorbe la gran parte delle risorse riducendo al minimo quelli per investimento) a farne li spese sono, in primis, le voce che pure, in tante altre circo stanze, si dichiara voler considerare strategiche per lo sviluppo. È il caso del comparto del turismo e della cultura, che a Napoli, più che in ogni altra città d'Italia, indissolubilmente rappresenta ad un tempo la storia, il patrimonio è la scommessa per un nuovo futuro della città. È francamente difficile immaginare, pur nella diversità di accenti che caratterizza la dialettica politica, o la distinzione di ruoli tra gli amministratori cittadini, che questa elementare affermazione non sia ormai patrimonio comune. E dunque il problema si sposta, a mio avviso, necessariamente sul come, in futuro, cioè a dire già da domani, si determineranno quelle condizioni favorevoli affinché un sufficiente flusso di risorse sia destinato a progetti culturali, a favorire la crescita e lo sviluppo delle istituzioni esistenti ovvero a stimolarne di nuove, a promuovere eventi e manifestazioni, non episodiche ma, al contrario, finalizzate a consolidare identità e specificità del territorio. Se, più correttamente, è questo il tema in discussione, è allora anche evidente che le risorse messe a disposizione dalla mano pubblica (complessivamente intesa, poco importa qui stabilire in che quota parte finanziata dallo Stato, dalle regioni, dai comuni ecc.) sono sempre meno significative, assolutamente inadeguate a supportare un moderno progetto urbano di investimento nel campo della cultura. E come, viceversa, sia determinante il ruolo dei privati, imprese, finanziatori, sponsor, per garantire quel!' apporto - che significa anche contributo di professionalità o managerialità - assolutamente necessario per determinare una crescita significativa, anche per le nostre città, dell'economia dei beni culturali. Perché se è vero che un taglio di bilancio oggi può significare un'interruzione nei servizi, o negli orari di apertura di qualche museo, con grave pregiudizio della stagione turistica, e dell'immagine di Napoli nel mondo, è ancor più vero che il futuro si gioca in una competizione territoriale internazionale dove le risorse in campo si misurano in milioni di euro di investimenti e fatturati. L'esempio di Bilbao, sempre richiamato in circostanze analoghe, dovrebbe illuminarci sulle prospettive che si potrebbero aprire, in Italia come in Spagna. Ciò non toglie che, in attesa di tempi migliori, si provi a conservare, e valorizzare al meglio, ciò. che già oggi possediamo, bilanci permettendo.