L'Italia, anche nell'ultimo mezzo secolo, è stata flagellata da tanti forti terremoti e cito soltanto quelli: Belice, Tuscania, Ancona, Friuli, Valnerina, Irpinia e Napoli, Assisi-Umbria-Marche, Sicilia Orientale, San Giuliano di Puglia, L'Aquila, Amatrice, Norcia. Eppure, sembra che sia la prima volta che ci si trova di fronte ad uno sciame prolungato di scosse, alla distruzione di intere cittadine e borghi, allo sbriciolamento di chiese, campanili e torri, ai complessi e delicati problemi posti dalla ricostruzione. Come se non ci fossero "precedenti", quelli virtuosi dai quali imparare e quelli invece da non considerare proprio (L'Aquila in testa). Questa volta la fragilità di nervi e la mancanza di memoria storica sembrano anche più gravi rispetto al secolo scorso, come se il Belpaese fosse oggi molto impoverito sul piano tecnico-scientifico, più fragile sul piano politico e in genere più emotivo. Spiace ricordarlo, ma Tuscania nel '71 ebbe oltre 30 morti e vide semidistrutte le sue magnifiche mura, le torri, due chiese romaniche fra le più belle. Chi se ne rammenta? Oggi la cittadina della Maremma laziale, ricostruita con cura filologica dalla Soprintendenza, splende senza mostrare ferite di sorta. In Friuli il terremoto durò due anni e la seconda delle scosse più forti fu tremenda, con 989 morti, migliaia di feriti e intere città sbriciolate. Nel 1997, con la seconda scossa, il sisma distrusse o lesionò gravemente borghi e città da Assisi fino a Urbino e alla costa adriatica. La stessa grandiosa Basilica Superiore di San Francesco - dove vi furono 4 morti - rischiò di scivolare a valle e di essere perduta integralmente e ci volle il coraggio di Mario Serio, direttore generale del ministero, di Antonio Paolucci, commissario straordinario, e di altri per piazzare due grandi gru sul terreno consolidato dal gelo notturno, una all'esterno e l'altra all'interno dei chiostri, e imbragare così in una foresta di tubi d'acciaio l'intero complesso francescano. Che in due mesi e venti giorni venne totalmente restaurato, messo in sicurezza e restituito ai frati francescani salvando la massima parte degli affreschi caduti (grazie all'ostinazione e alla perizia tecnica di Pippo Basile, gran regista dei restauri, oggi purtroppo scomparso). Perché quella lezione così vicina non è stata seguita dopo il primo sisma del 24 agosto scorso mettendo in sicurezza il più possibile quella Cattedrale di Norcia di cui oggi rimane soltanto la facciata e altre chiese, altre torri, altri campanili o edifici notabili? Perché - come denuncia uno dei massimi storici dell'arte italiani, lo spoletino Bruno Toscano - si sono perduti due mesi secchi? Forse perché ci si illudeva che il terremoto si sarebbe fermato a quell'episodio, cosa che i sismologi generalmente escludono. Più probabilmente perché il ministero per i Beni Culturali è stato investito da una quanto mai improvvida e sbagliata "riforma" che lo sta letteralmente paralizzando. Riforma improntata a considerare il nostro patrimonio storico-artistico-paesaggistico fondamentale, non in sé e per sé, bensì per produrre redditi, profitti, denari, staccando radicalmente la cosiddetta valorizzazione turistico-commerciale dalla tutela complessiva e rigorosa di 20mila centri storici, 95mila chiese e cappelle, 40mila rocche, torri e castelli, oltre 2mila siti archeologici, 4mila e più musei, di 3,2 milioni di ettari di parchi nazionali e regionali, di oasi e riserve naturali e altro ancora. In tal modo le già deboli forze dello Stato sono state come scompaginate e messe in difficoltà. Pur avendo alle spalle lezioni tecnico-scientifiche fondamentali e non le miserie che oggi si vogliono spacciare per norma. Del resto Matteo Renzi ha scritto nel 2011 che «Sovrintendente (sic!) è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia. Stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba. Sovrintendente de che?» Il precedente positivo del Friuli è tutto raccontato in un libro uscito da Einaudi (Le pietre dello scandalo), principalmente la storia di Venzone dove la comunità locale volle numerare le pietre cadute e ricostruire la sua città "com'era e dov'era". E lo fece nella piena collaborazione fra Soprintendenze, Comuni, Regione, comitati, ecc. Certo, c'è voluto del tempo, ce ne vuole sempre dopo i terremoti, ma, a differenza di altri situazioni, qui, come a Tuscania prima e ad Assisi poi, non ci sono stati i tempi infiniti e gli sprechi o i gonfiamenti di danni che qualcuno oggi imputa al passato anche recente. L'Italia ha alcuni fra i migliori strutturisti del mondo (cito Giorgio Croci che lavora ovunque nel pianeta), ha storici dell'arte, architetti, ingegneri e restauratori fra i più preparati in materia di centri storici, del loro restauro e recupero. Siamo stati i primi, fin dalla Carta di Gubbio del 1960, a teorizzare il vincolo generalizzato sui centri storici, sulle città murate. Siamo stati i primi a dotarci nel 1965 di una legge sui piani paesaggistici, totalmente disattesa, a varare poi un Codice per il Paesaggio (ultima versione 2007, Rutelli-Settis), anch'esso applicato in minima parte. Eppure messa in sicurezza antisismica e idrogeologica devono venire connesse strettamente all'interno di piani rigorosi e ampi, dunque anche urbanistici e paesaggistici. Invece si tagliano ancora i tempi di controllo sulle Grandi Opere in nome di uno "sviluppo" che è fonte di corruzioni gigantesche e risulta il nemico primo della tutela integrale del Belpaese, di un tesoro collettivo straordinario. Dunque, utilizziamo al meglio le conoscenze storiche, territoriali e tecnico-scientifiche che possediamo, rilanciamo il ruolo della tecnostruttura dei Beni culturali, non perdiamoci d'animo e lavoriamo nel presente per risanare un territorio umbro-marchigiano che non è soltanto altamente sismico ma pure (anche per questo) il più franoso d'Italia e ad un vero, fondato, non retorico piano pluriennale nazionale per la difesa dai terremoti e dai disastri idro-geologici. Ne va del futuro anche prossimo del Belpaese e dei nostri figli e nipoti.
Sciame sismico e prevenzione Errori in serie
L'Italia è stata colpita da numerosi terremoti negli ultimi due secoli, tra cui Belice, Tuscania, Ancona, Friuli, Valnerina, Irpinia e Napoli, Assisi-Umbria-Marche, Sicilia Orientale, San Giuliano di Puglia, L'Aquila, Amatrice e Norcia. Questi eventi hanno causato distruzione di città, borghi e chiese, e hanno sollevato problemi di ricostruzione. Il terremoto del 24 agosto scorso ha colpito la città di Norcia, dove rimane solo la facciata della Cattedrale. La ricostruzione è stata rallentata a causa di una "riforma" del ministero per i Beni Culturali che ha paralizzato le forze dello Stato.
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Bene culturale
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