L'INTERVISTA MICHELE LANZINGER, DIRETTORE DEL MUSE Non è soltanto il padre del Museo delle Scienze di Trento, è tra i maggiori esperti di allestimenti museali in ambito scientifico. Michele Lanzinger ammette che neanche lui si aspettava un tale successo: «Il Muse è figlio di un accurato studio di fattibilità, ma il risultato è al di sopra di ogni aspettativa. Anche quando, dopo l'entusiasmo iniziale, ci aspettavamo una flessione, ci siamo accorti che il nostro non è un museo statico, perché il 14 per cento dei visitatori ritorna». Su cosa avete puntato nel progettarlo? «Ci siamo sentiti chiamati a un compito di contemporaneità e non abbiamo mai perduto di vista la componente estetica. Ci siamo messi negli occhi e nella mente del visitatore, poi ha contato molto il passaparola. Pensavamo sarebbero arrivate soprattutto le visite delle scuole, invece i visitatori comuni sono il 70 per cento in più». La fortuna del Muse viene anche dal marketing, ma perché il pubblico sta scoprendo i musei scientifici? «Il museo ha un ruolo sociale e in questo momento rappresenta le antenne della comunità, più attenta ai temi dell'ambiente e della ricerca. Sta finalmente passando una nuova cultura scientifica, c'è una rivoluzione in atto e anche l'interesse del ministero dei Beni culturali e ambientali lo dimostra. Ora bisogna saper sfruttare il momento, perché il nostro Paese è un prato di opportunità smisurate». Qual è la sfida per fare ancora meglio? «Dobbiamo avere una visione del futuro, saper spiegare i processi in atto, usare la memoria del passato per comprenderli meglio. Le nuove tecnologie sono una manna, ma è importante capire che piazzare un monitor su una colonnina non significa averle sfruttate. E, naturalmente, tutto questo non si può fare a costo zero, ci vogliono investimenti, in tecnologia ma soprattutto in persone e idee». ( c. nad.)