SESSANTA città del mondo a confronto sull'eterna sfida contro le catastrofi naturali e l'insipienza umana, che spesso le aggrava. Da Beirut a Belgrado, da Bratislava a Dresda, Jeonju nella Corea del Sud e Nanchino in Cina, Mostar in Bosnia Erzegovina e Matale nello Sri Lanka. Storie di resistenza e capacità di reazione, di innovazione e coraggio. Come quella di Nijmegen, nell'Olanda centro-orientale, che racconterà il sindaco Hubert Bruls: la città nel 1995 rischiò di finire sott'acqua a causa di un'enorme piena del Reno per cui in tutta la regione furono evacuate 500 mila persone e da allora si è messa a lavoro: in 20 anni un gigantesco progetto di costruzione di un braccio fluviale del fiume Waal e di totale messa in sicurezza delle sponde costato 2 miliardi di euro ha quasi annullato il rischio, regalando all'area anche una nuova economia del turismo fluviale. Le città israeliane e sudafricane porteranno invece il racconto delle loro avanzatissime esperienze in materia di management del rischio, software in grado di mappare le emergenze e sistemi informativi capillari, perché dove non arriva la prevenzione deve arrivare la reazione tempestiva e diffusa. Comincia domani il secondo convegno "Unity in diversity", organizzato da Palazzo Vecchio in ricordo del famoso vertice dei sindaci per la pace di La Pira nel 1955. Ma stavolta non sarà il solo confronto sui beni culturali e sulle guerre il tema del meeting: "Road to resilience" è il titolo, rialzarsi più forti dopo le cadute la sfida per la politica e per le amministrazioni. Seppe farlo Firenze 50 anni fa, dopo l'alluvione dell'Arno? Sarà di certo una delle domande del summit, che affronterà il problema sotto molti aspetti: cambiamento climatico, risorse energetiche, protezione del patrimonio culturale e naturale. Sindaci, amministratori, tecnici, esperti, alti rappresentanti Onu, scienziati. Tre giorni (2, 3 e 4) di convegno da cui il sindaco Dario Nardella e l'assessora alle relazioni internazionali Nicoletta Mantovani contano di trarre una seconda "carta di Firenze" e impegni concreti. Anche l'anno scorso ne furono presi: il progetto di una nuova biblioteca nella disastrata Kobane che fu il frutto del convegno 2015 però non ha mai visto la luce perché i corridoi umanitari per la Siria sono chiusi. Stesso motivo per cui il sindaco della città curda quest'anno non potrà tornare. Mentre la sindaca di Diyarbakir nel Kurdistan turco non ci sarà perché è agli arresti, il governo Erdogan sospetta legami col Pkk: una rivolta di protesta è in atto in tutta l'Anatolia e un appello per la sua liberazione potrebbe partire proprio dal convegno di Firenze. «Per placare il nostro fabbisogno sempre in aumento di energia e risorse, assistiamo ad un incremento costante di disastri naturali. La resilienza delle città deve essere intesa come strategia necessaria e non solo come reazione in emergenza», teorizza Mantovani. Il programma verrà condotto in stretta collaborazione con l'Onu e istituzioni come la Kofi Annan Foundation e il Robert F.Kennedy Center for Human Rights con la presenza della presidente Kerry Kennedy. Un focus speciale sulla protezione del patrimonio culturale sarà curato dalla New York University e da Friends of Florence. Al Museo del Novecento parallelamente al convegno inaugura la mostra "Beyond Borders" con le opere d'arte donate 50 anni fa a Firenze da artisti stranieri e italiani a sostegno della città in un momento difficile. Tra gli eventi la consegna del Fiorino d'Oro a Jane Fortune, presidente e fondatrice della Advancing Women Artist Foundation e la consegna del premio La Pira al sindaco di Nizza colpita dal terrorismo.